Pensiamo perché non sappiamo.- Ezra Pound
Pensiamo perché non sappiamo.
Oggi il nome "democrazia" è rimasto alle usurocrazie, o alle daneistocrazie, se preferite una parola accademicamente corretta, ma forse meno comprensibile, che significa: dominio dei prestatori di denaro.
Non riesco a immaginare come un artista serio possa mai considerarsi soddisfatto del proprio lavoro.
Probabilmente la vera preparazione per il proprio lavoro non è ciò che si fa credendo di prepararsi al riguardo.
Le idee sono vere quando si trasformano in azioni.
Tutto ciò che l'aforista può fare è stabilire le assi di riferimento.
Che importa quello che faccio? Domandatemi quello che penso.
Per quanto male un uomo possa pensare delle donne, non c'è donna che non pensi peggio di lui.
Chi pensa molto, chi pensa cioè oggettivamente, dimentica facilmente le proprie vicende, ma non dimentica i pensieri che da quelle sono suscitati.
Il pensiero, a mio giudizio, è il cardine della libertà. È solo quando l'uomo rinunzia al pesiero autonomo, per accettare i dogmi dei conformismi imperanti, che esso rinunzia alla libertà.
Chi pensa profondamente sa di aver sempre torto, comunque agisca e giudichi.
Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che pensano e quelli che lasciano che siano gli altri a pensare.
Pensare è il lavoro più arduo che ci sia, ed è probabilmente questo il motivo per cui così pochi ci si dedicano.
Il pensiero s'impernia sulla definizione delle parole.
Se l'umanità deve sopravvivere, avremo bisogno di un vero e proprio nuovo modo di pensare.
Pensare è sommamente nostro; sepolto nella privatezza più intima del nostro essere, È anche il più comune, usurato, ripetitivo degli atti. Questa contraddizione non può essere risolta.