Chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria.- Fabrizio De André
Chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria.
Da bambino volevo guarire i ciliegi quando rossi di frutti li credevo feriti la salute per me li aveva lasciati coi fiori di neve che avevan perduti.
Non mi sento responsabile d'essere migliore degli altri. Ciò che non sopporto è di provare piacere nel dimostrarlo.
Mannerini mi ha insegnato che essere intelligenti non significa tanto accumulare nozioni, quanto selezionarle una volta accumulate, cercando di separare quelle utili da quelle disutili.
Primavera non bussa, lei entra sicura, come il fumo lei penetra in ogni fessura, ha le labbra di carne, i capelli di grano, che paura, che voglia che ti prenda per mano. Che paura, che voglia che ti porti lontano.
Guardate l'idrogeno tacere nel mare guardate l'ossigeno al suo fianco dormire.
I ricordi sono come il vino che decanta dentro la bottiglia: rimangono limpidi e il torbido resta sul fondo. Non bisogna agitarla, la bottiglia.
L'uomo mortale, Leucò, non ha che questo d'immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia. Nomi e parole sono questo. Davanti al ricordo sorridono anche loro, rassegnàti.
Il ricordo ci lega a una parte consumata della nostra vita.
Il ricordo è una forma di incontro.
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
Che cosa sono i ricordi? Troppe volte la tisi dell'anima.
Chi non ricorda, non vive.
Il ricordo è una pietra che ostacola il cammino della speranza.
Il ricordo è una memoria che ha goduto.