Chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria.- Fabrizio De André
Chiama i ricordi col loro nome volta la carta e finisce in gloria.
Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino, non avevano leggi per punire un blasfemo, non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte, mi cercarono l'anima a forza di botte.
E un sollievo di lacrime a invadere gli occhi e dagli occhi cadere.
Mi sono spiato illudermi e fallire abortire i figli come i sogni mi sono guardato piangere in uno specchio di neve mi sono visto che ridevo mi sono visto di spalle che partivo.
Non chiedete a uno scrittore di canzoni che cosa ha pensato, che cosa ha sentito prima dell'opera: è proprio per non volerverlo dire che si è messo a scrivere. La risposta è nell'opera.
Ah che bell' 'o cafè pure in carcere 'o sanno fâ co' â ricetta ch'a Ciccirinella compagno di cella ci ha dato mammà.
Il ricordo è una forma di incontro.
Il ricordo è una pietra che ostacola il cammino della speranza.
Il tempo cambia il volto delle cose, anche dei ricordi.
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
I ricordi sono voli brevi, barbaglianti: ma il pipistrello che hai abbattuto è la realtà.
Il ricordo è un compromesso: gli uomini si difendono con quello.
Il ricordo è una memoria che ha goduto.
I nostri ricordi sono schedari consultati e poi restituiti in disordine da autorità che noi non controlliamo.
L'uomo mortale, Leucò, non ha che questo d'immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia. Nomi e parole sono questo. Davanti al ricordo sorridono anche loro, rassegnàti.
Il ricordo ci lega a una parte consumata della nostra vita.