Il dolore non vale da obiezione alla vita.- Friedrich Nietzsche
Il dolore non vale da obiezione alla vita.
Il diletto è dalla parte di quelli che sanno a metà.
Una cosa bisogna averla: o uno spirito lieve per natura o uno spirito alleviato dall'arte e dal sapere.
Parlare molto di sé può anche essere un mezzo per nascondersi.
Anche allo scrittore più onesto scappa una parola di troppo, quando vuole arrotondare un periodo.
Non leggere più nessun libro che sia nato e sia stato battezzato nello stesso tempo.
È probabile che i tormenti del martirio li sentono più acutamente gli astanti. I tormenti sono illusori. La prima sofferenza è l'ultima sofferenza, perché le lesioni successive si perdono nell'insensibilità.
E dopo il bagliore del fulmine, il buio della notte profonda, la quiete non quieta del troppo: troppo vedere, troppo soffrire, troppo sapere. Non quiete del sonno, ma della breve morte: quando il dolore è eccessivo, bisogna morire un po' per andare avanti.
Il dolore ci conduce per mano alla soglia della vita eterna.
La natura del dolore è eccellente, perché, se si protrae, non può essere grande, e se è grande, non può protrarsi.
Nulla ci rende così grandi come un grande dolore.
Tormento il più crudele d'ogni crudel tormento è il barbaro momento che in due divide un cor.
Tra tutti gli animali l'uomo è il più crudele. È l'unico a infliggere dolore per il piacere di farlo.
Il dolore allorché è profondo e vero è un peso che non si sgrava mai dal cuore.
Cosa resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Niente, neppure una reminiscenza. Il peggio, una volta sperimentato, si riduce col tempo a un risolino di stupore, stupore di essercela presa per così poco.
Pochi e grandi dolori fanno l'uomo grande, piccoli e frequenti l'impiccioliscono; un fiotto lava la pietra, una serie di gocce la trapassa. Allora si ha incominciato realmente a soffrire, quando si ha imparato a tacere il proprio dolore.