La moralità è l'istinto del gregge nel singolo.- Friedrich Nietzsche
La moralità è l'istinto del gregge nel singolo.
Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare.
Il rimorso è, come un morso di un cane a una pietra, una sciocchezza.
Ogni partito cerca di presentare come non importante ciò che di importante è cresciuto fuori di sé; ma se non gli riesce, lo avversa con tanta più asprezza, quanto più è eccellente.
"Bene e male sono i pregiudizi di Dio" disse il serpente.
Le morali non sono nient'altro che un "linguaggio mimico delle passioni".
Sul terreno morale l'uomo distingue sempre fra se stesso e il proprio Creatore: esige che i suoi simili osservino un codice morale molto rispettabile, ma non disapprova la totale mancanza di morale del suo Dio.
Con gli anni la moralità in genere migliora, quel che lascia a desiderare è l'immoralità.
La moralità di una donna consiste nel credere profondamente alle proprie menzogne.
Il nostro amore, la nostra disposizione al sacrificio e all'abnegazione di noi stessi fruttificano solo se portati nei rapporti con i nostri simili. La moralità non può vivere e fiorire che nella vita pratica. Noi siamo responsabili anche per gli altri.
I precetti morali sono spesso volti ad assodare il potere della classe dominante, spessissimo a temperarlo.
Le cause fisiche più possono a cangiar che le cause morali. Le morali si mettono facilmente in equilibrio.
La moralità non è propriamente la dottrina del come renderci felici, ma di come dovremo diventare degni di possedere la felicità.
In morale son cose di capitale importanza anche le sfumature.
Predicare la morale è facile, difficile motivarla.
Occorre costringere le morali a inchinarsi soprattutto dinanzi all'"assetto gerarchico", occorre mettere di fronte alla loro coscienza la loro presunzione finché non giungano concordemente a rendersi conto che è "immorale" dire: "Quel che è giusto per uno deve essere giusto per l'altro".