Il privilegio dei morti: non moriranno più.- Gabriele D'Annunzio
Il privilegio dei morti: non moriranno più.
L'istinto di ferocia bestiale si celava in fondo alla sua sensualità possente.
La nostra vita è un'opera magica, che sfugge al riflesso della ragione e tanto più è ricca quanto più se ne allontana, attuata per occulto e spesso contro l'ordine delle leggi apparenti.
Per quante volte il mite lume de li occhi suoi misericordi ne' miei torbidi spiriti discordi ridusse in pace ogni più trista lite.
Il rimpianto è il vano pascolo di uno spirito disoccupato. Bisogna soprattutto evitare il rimpianto occupando sempre lo spirito con nuove sensazioni e con nuove immaginazioni.
Chi non ha veduto accendersi in un occhio limpido il fulgore della prima tenerezza non sa la più alta delle felicità umane. Dopo, nessun altro attimo di gioia eguaglierà quell'attimo.
Sono contento di non essere ancora morto. Quando mi guardo le mani e vedo che sono ancora attaccate ai polsi, mi dico che sono fortunato.
La morte viveva in me e mi abbandonò per andare a vivere in un altro corpo.
La morte naturale non esiste: ogni morte è un assassinio. E se non si urla, vuol dire che si acconsente.
Ai lutti succedono presto o tardi eventi lieti, è legge della vita.
La morte è l'unica bella, pura conclusione di una grande passione.
Sapete come vi darei epigrammi a non finire? Basta portarmi via, lontano dal mio amore.
La morte, il più atroce di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi.
Poi c'hai del sangue mio sete si ardente, E perchi'io mora, o Morte acerba e ria, Sei mossa per ferir la donna mia, Col velenoso stral fiero e pungente.
Ed è il pensiero della morte che, in fine, aiuta a vivere.
La morte: chiave o serratura?