La morte è questo: la completa uguaglianza degli ineguali.- Vladimir Jankélévitch
La morte è questo: la completa uguaglianza degli ineguali.
Dove la parola manca, là comincia la musica; dove le parole si arrestano, l'uomo non può che cantare.
La musica può toccare direttamente il corpo e sconvolgerlo, provocare danza e canto, strappare magicamente l'uomo a se stesso.
Morire è la condizione stessa dell'esistenza. In ciò mi rifaccio a tutti coloro che hanno detto che è la morte a dar senso alla vita proprio sottraendole tale senso. Essa è il non-senso che dà un senso negando questo senso.
"So che morirò, ma non ci credo". Dice Jacques Madaule. Lo so ma non ne sono intimamente persuaso. Se ne fossi persuaso completamente certo non potrei più vivere.
Morrai non perché sei malato, ma perché vivi.
Tutte le nostre conoscenze ci aiutano solo a morire di una morte un po' più dolorosa di quella degli animali che nulla sanno.
Parlare di morte è come parlare di denaro. Noi non sappiamo né il prezzo né il valore.
Il grande dolore che ci provoca la morte di un buon conoscente ed amico deriva dalla consapevolezza che in ogni individuo v'è qualcosa che è solo suo, e che va perduto per sempre.
Non ho paura della morte: è la posta che stabiliamo per giocare al gioco della vita.
Pochi uomini desiderano veramente di morire; ma infiniti vorrebbero non esser mai nati.
Hai notato che solo la morte ci ridesta i sentimenti? Ma lo sai perché siamo sempre più giusti e generosi con i morti? È semplice. Verso di loro non ci sono obblighi. Se un obbligo ci fosse, sarebbe quello della memoria, e noi abbiamo la memoria corta.
Notare nei cimiteri il grande rispetto della morte da parte di gente che non ha rispetto per la vita.
La morte dei giovani è un naufragio. La morte dei vecchi è un approdare al porto.
"Dopo che è morta, l'ho amata". È la storia di ogni vita, e di ogni morte.