Chi scrive per il suo tempo, disperi di sopravvivergli.- Gesualdo Bufalino
Chi scrive per il suo tempo, disperi di sopravvivergli.
Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne, di ritornare a specchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze.
La vecchiaia comincia il giorno in cui, invece di scrivere a una donna, le telefoniamo.
Dio, gigantesco eufemismo.
Resta dubbio, dopo tanto discorrere, se le donne preferiscano essere prese, comprese o sorprese.
Si può anche dannare la propria vita se si ha genio. Se si ha solo talento è da stupidi.
Scrivere è riuscire a dire le cose gravi con frivolezza e quelle leggere con gravità; ci vuole però, il senso dell'ironia e anche quello dell'autoironia.
Scrivere lettere a mano è diventata un'anomalia, non si usa più.
Scrivere è un'occupazione solitaria. Avere qualcuno che crede in te fa una grande differenza.
Se è vero che bisogna possibilmente pensare come uno spirito grande, bisogna invece parlare la stessa lingua che parlano gli altri. Bisogna usare parole ordinane, ma dire cose fuori dell'ordinario.
Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto.
Qualcuno ci sorveglia mentre scriviamo. La madre. Il maestro. Shakespeare. Dio.
Scrivere, si dice del resto, sarebbe una professione come tutte le altre. Il fatto che sia necessario dirlo, mai si oserebbe consolare in tal modo un ingegnere o un tornitore metallurgico, dimostra che non è così.
Scrivere mi consente di rimanere integra e di non perdere pezzi lungo il cammino.
Colui che scrive in modo affettato somiglia a colui che si mette in ghingheri per non essere scambiato e confuso col volgo; è questo un pericolo che il gentleman non corre mai, anche se indossa l'abito più misero.
Scrivere è nella mia natura.