Pregare, altro vizio solitario.- Gesualdo Bufalino
Pregare, altro vizio solitario.
L'immaginazione è "la pazza di casa", m'insegnarono al liceo. La realtà è peggio, risposi: è la scema del villaggio.
A frenarmi dall'ammazzare qualcuno sarebbe, prima d'ogni remora morale, l'inettitudine. Quanto a me, volessi anche ammazzarmi, mi servirebbe un liberto.
Uno sciocco che tace è la creatura più adorabile del mondo.
L'unica cosa asciutta: la sterilità.
È più facile amare gli altri che sé. Degli altri si conosce il meglio.
Nei Paesi borghesi come in terra comunista l'"evasione dalla realtà" è deplorata in quanto vizio solitario, perversione debilitante e abietta. Tale "evasione" è la fugace visione di splendori perduti e la probabilità di un verdetto implacabile sulla società attuale.
Non si è viziosi che per il vizio, non si è virtuosi che per la virtù; così non si è frugali che per riguardo alla propria prodigalità.
Questo sigaro è l'unico vizio che mi sono permesso; mi ci voleva un vizio in galera, per ricordarmi che sono un uomo.
Non sappiamo sopportare né i nostri vizi né i loro rimedi.
Abbiamo davanti agli occhi i vizi degli altri, mentre i nostri ci stanno dietro.
Quando i vizi ci abbandonano, ci lusinga credere di averli abbandonati noi.
Nella divinità è più importante ritrovare i nostri vizi che le nostre virtù.
I vizi ti allettano con una ricompensa: al servizio della virtù devi vivere gratuitamente.
Attraversa pure il mare, lascia che scompaiano terre e città all'orizzonte, i tuoi vizi ti seguiranno dovunque andrai.
Tutte le virtù sono aspetti dell'amore e anche tutti i vizi sono aspetti dell'amore. Le virtù sono manifestazioni di un amore che è vivo e sano. I vizi sono i sintomi di un amore malato perché rifiuta di essere se stesso.