Le parole usate per servire a qualcosa si vendicano.- Giorgio Manganelli
Le parole usate per servire a qualcosa si vendicano.
Letteratura. Quando getta via la propria anima trova il proprio destino.
L'uomo vive di pane e pigiama.
Io amo le macchine imprecise, i computer che sbagliano, i semafori che s'incantano.
È inganno tipografico, che una pagina abbia lo spessore esiguo su cui, su entrambi i lati, si stampa. Direi che la pagina comincia da quella esigua superficie in bianco e nero, ma si dilunga e si dilata e sprofonda, ed anche emerge e fa bitorzoli, e cola fuori dai margini.
Lo scrittore sceglie in primo luogo di essere inutile.
Quando la fortuna sorride a qualcosa di turpe come la vendetta, sembra essere non solo la prova che Dio esiste... ma che stai facendo la sua volontà.
Il disprezzo è la forma più sottile di vendetta.
L'uomo si vendica col riso di coloro dei quali non può fare a meno nei giorni del tremore, del dolore e del terrore.
Credo che ogni "peccato" contro l'amore per gli altri si vendichi, nella persona stessa come nel mondo circostante.
Quando ci si toglie la vita, si vuol far sì che gli altri si disperino. Ma se così facendo crediamo di dar loro soddisfazione, allora la nostra vita ce la teniamo.
Il carosello del tempo porta con sé le sue vendette.
I giorni in cui dimentico sono finiti. Stanno per cominciare i giorni in cui ricordo.
La offesa fu privata, la vendetta è publica.
Non vendicare un'ingiuria equivale a commetterla.
Li batteremo arrivando vivi alla fine della guerra, è questa la nostra vendetta.