Mare crespo, vento fresco.- Giovanni Verga
Mare crespo, vento fresco.
Scirocco chiaro e tramontana scura, mettiti in mare senza paura.
Tra suocera e nuora ci si sta in malora.
I pesci del mare son destinati a chi se l'ha da mangiare.
La fame fa uscire il lupo dal bosco.
Lo sfortunato ha i giorni lunghi.
Quando un pensiero ti domina lo ritrovi espresso dappertutto, lo annusi perfino nel vento.
Lascia che il vento soffi, foglia, e non restare attaccata al tuo ramo. Tu sei solo la veste, non il corpo.
Se riveli al vento i tuoi segreti, non devi poi rimproverare al vento di rivelarli agli alberi.
I venti squassano soprattutto i pini più maestosi, le torri più alte crollano con maggior rovina e i fulmini colpiscono le cime più elevate.
All'uscita dalla baia il vento è solo forza, sbriciola onde e infradicia le barbe.
Quando veniva settembre, il vento cambiava di verso e la stagione di odore. Al maestrale dei giorni di sole e di mare increspato succedeva il libeccio che alzava onde lunghe.
Il vento si nutre di polvere e cespugli rotolati e dell'orgoglio di impronte cancellate e nuvole disperse.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle, sentire gli odori delle cose, catturarne l'anima. Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo. Perché lì c'è verità, lì c'è dolcezza, lì c'è sensibilità, lì c'è ancora amore.
Il mare di solito non si muove senza l'impulso del vento.
Ah, popolo mobile che cede al minimo vento! Sventura a chi s'appoggia su questa canna.