I corpi li unisce il piacere, le anime la pena.- Guido Ceronetti
I corpi li unisce il piacere, le anime la pena.
La collera, nel civilizzato, rientra quasi sempre. Non viene espulsa, lo attossica. Siamo tutti botteghe chiuse di collere rientrate; le botteghe chiuse sono uno spettacolo triste.
Nel turismo non esistono né la vita né la morte, né la felicità, né il dolore: c'è soltanto il turismo, che non è la presenza di qualcosa, ma la privazione, a pagamento, di tutto.
La nostra povera vita di testimoni della fine. Che cosa si può fare? Endura del silenzio, suicidio, o sottomissione.
La morte come liberatrice dall'informazione.
In un Umanismo Integrale, come quello in atto, non c'è posto per chi non sia nato a compiere o a tollerare qualsiasi crimine.
È sempre svantaggioso combattere contro chi non ha nulla da perdere.
Soltanto un giocatore disperato tenta il tutto per tutto.
Ma che paese è questo dove gli unici che hanno ancora qualche speranza vengono chiamati disperati?
Non disperare. Ogni sconfitta getta i semi della vittoria.
Stasera, ripensandoci, con il cuore e lo stomaco in subbuglio, mi dico che forse in fondo la vita umana è così: molta disperazione, ma con qualche istante di bellezza dove il tempo non è più lo stesso.
Essere compiaciuti dei propri limiti è una condizione disperata.
Disperare è il più grande dei nostri errori.
Poiché la disperazione era un eccesso che non gli apparteneva, si chinò su quanto era rimasto della sua vita, e riiniziò a prendersene cura, con l'incrollabile tenacia di un giardiniere al lavoro, il mattino dopo il temporale.
Il successo è la buona fortuna che proviene dall'aspirazione, dalla disperazione, dalla traspirazione e dall'ispirazione.
La gente del ceto medio è disperata ormai e ciò può portare un uomo a crollare.