Un vecchio non disperato è un grande sapiente o un grande stupido.- Guido Ceronetti
Un vecchio non disperato è un grande sapiente o un grande stupido.
L'albergo che ha un lento ascensore di legno con velluti lisi scricchiolante nella tromba delle scale sarebbe albero delle Fate, se non fosse ormai introvabile.
Evacuando si può pensare alla vita e alla morte, mangiando si può pensare a tutto, ma molto male, nel coito non si può e non si deve pensare a nient'altro. È svuotamento mistico. Ma per tutti.
Andare per campagne, oggi, è come passare per un vecchio quartiere in demolizione.
L'uomo osa permettersi ancora delle crudeltà, quando già commette tranquillamente e ripetutamente l'atto più crudele di tutti: generare, dare agli orrori della vita esseri che non sono e non patiscono dolore.
Le parole degli ottimisti pugnalano nella schiena l'infinità di martirio degli esseri umani sulla terra.
Invecchiare non sarà niente se nel frattempo saremo rimasti giovani.
Sei vecchio quando non riesci ad afferrare le novità in quello che ritorna.
Invecchiare non è altro che rassegnarsi a invecchiare. Non trovo un'altra spiegazione.
La tragedia della vecchiaia non è di essere già vecchi, ma di essere ancora giovani.
La vecchiaia arriva all'improvviso, come neve. Una mattina, al risveglio, ci si accorge che tutto è bianco.
La vecchiaia è quando si comincia a dire: "Non mi sono mai sentito così giovane".
A settant'anni è più sano avere delle donne nella memoria che sulle ginocchia.
La vecchiaia non m'è mai sembrata una scusante alla perfidia umana: anzi, son più disposto a considerarla una circostanza aggravante.
La vecchiaia, quando è degna di questo nome, dovrebbe portare il meglio.
Arrivati a una certa età, non si può più discutere, si può solo imparare o insegnare. Imparare sarebbe, ancora, il meglio. Ma chi può insegnare a un vecchio? Deve imparare da se stesso, o sparire.