Si piange quando si grida all'ingiustizia.- Italo Svevo
Si piange quando si grida all'ingiustizia.
La malattia è una convinzione ed io nacqui con quella convinzione.
Le lacrime sostituiscono talvolta un grido.
Per essere creduto non bisogna dire che le menzogne necessarie.
A questo mondo vi è poca gente che si rassegna a perdite piccole, sono le grandi che inducono immediatamente alla rassegnazione.
Il pianto offusca le proprie colpe e permette di accusare, senz'obbiezioni, il destino.
L'uomo di sensibilità giusta e di retta ragione, quando si sente preoccupato del male e dell'ingiustizia del mondo, cerca naturalmente di correggerli, dapprima, in ciò che gli si manifesta più vicino; e questo lo troverà nel suo stesso essere. Ma questa opera lo impegnerà per tutta la vita.
L'ingiustizia è una maestra rigida ma impareggiabile.
Se sei capace di tremare d'indignazione ogni qualvolta si commette un'ingiustizia nel mondo, allora siamo compagni.
Chi commette ingiustizia è più infelice di chi la subisce.
Chi commette un'ingiustizia è sempre più infelice di quello che la subisce.
Spesso commette ingiustizia non solo colui che fa qualcosa, ma anche colui che non la fa.
Ingiustizia. Un peso che, fra tutti quelli che addossiamo agli altri, o portiamo noi stessi, risulta leggerissimo quando viene dalle nostre mani, e pesantissimo quando ci grava sulle spalle.
L'ingiustizia porta l'ingiustizia, e il combattere con le tenebre e l'essere sconfitti da esse porta necessariamente l'inizio dei combattimenti.
È meglio ricevere che commettere ingiustizia.