Quando ho piantato il mio dolore nel campo della pazienza, mi ha dato il frutto della felicità.- Khalil Gibran
Quando ho piantato il mio dolore nel campo della pazienza, mi ha dato il frutto della felicità.
Il valore di un uomo si misura dalle poche cose che crea, non dai molti beni che accumula.
Quanto più a fondo vi scava il dolore, tanta più gioia potete contenere.
Più si dona, più diminuiscono gli amici.
La saggezza cessa di essere saggezza quando diventa troppo orgogliosa per piangere, troppo austera per ridere e troppo piena di sé per vedere altro che se stessa.
La durezza di alcuni è preferibile alla delicatezza di altri.
Le lacrime non sono espresse dal dolore, ma dalla sua storia.
Bisognerebbe essere orgogliosi del dolore, ogni dolore ci rammenta il nostro alto livello.
Niente rende tanto grandi, quanto un grande dolore.
La prosperità, il piacere e il successo possono essere volgari e refrattari, ma il dolore è la più sensibile di tutte le cose create.
Il dolore è il grido dall'allarme della natura. È l'avvertimento sommario del complesso psichico contro l'aggressione di un estraneo.
Parole, frasi, idee, non importa quanto sottili o ingegnose, i voli più folli della poesia, i sogni più profondi, le visioni più allucinanti, non sono altro che rozzi geroglifici cesellati nella sofferenza e nel dolore per commemorare un evento non comunicabile.
Ogni limitazione della conoscenza, della ricerca scientifica in nome di pregiudizi ideologici è un contributo al perpetuarsi di dolore e sofferenze.
Dimenticare il dolore è difficilissimo, ma ricordare la dolcezza lo è ancora di più.
Solo il dolore fa crescere, ma il dolore va preso di petto, chi svicola o si compiange, è destinato a perdere.
Il dolore è in effetti il processo di purificazione che solo permette, nella maggior parte dei casi, di santificare l'uomo, di distoglierlo cioè dalla volontà di vita.