"E lei, è uomo da sentire rimorso?". "Né rimorso né paura. Mai.".- Leonardo Sciascia
"E lei, è uomo da sentire rimorso?". "Né rimorso né paura. Mai.".
È ormai difficile incontrare un cretino che non sia intelligente e un intelligente che non sia cretino.
Si è così profondi, ormai, che non si vede più niente. A forza di andare in profondità, si è sprofondati. Soltanto l'intelligenza, l'intelligenza che è anche «leggerezza», che sa essere «leggera», può sperare di risalire alla superficialità, alla banalità.
L'Italia è un così felice paese che quando si cominciano a combattere le mafie vernacole vuol dire che già se ne è stabilita una in lingua.
Tutti i nodi vengono al pettine: quando c'è il pettine.
Penso che il rimorso non nasca dal rimpianto di una mala azione già commessa, ma dalla visione della propria colpevole disposizione. La parte superiore del corpo si china a guardare e giudicare l'altra parte e la trova deforme. Ne sente ribrezzo e questo si chiama rimorso.
Il rimorso è, come un morso di un cane a una pietra, una sciocchezza.
Quando, in fondo al sonno, il rimorso s'infiamma, è in esso, inconscio, la coscienza: così si attua la violenza d'amore degli dei al tribunale dei cieli.
Le vittime sono anch'esse colpevoli, se non altro dei nostri rimorsi.
Non c'è rimorso così forte come quello provocato dagli scacchi.
L'altruismo è un rimorso dell'egoismo.
Chi conosce gli uomini sa che il rimpianto di non aver commesso una cattiva azione redditizia è molto più comune del rimorso.
Se mi guardo alle spalle, vedo più rimorsi che successi.
Sa che si può essere ossessionati dal rimorso tutta la vita, non per aver scelto l'errore, di cui almeno ci si può pentire, ma per essersi trovati nell'impossibilità di provare a sé stessi che non si sarebbe scelto l'errore.
Il rimorso è una violenta indigestione della mente.