Seppi che era amore, e capii che era gloria.- Lord Byron
Seppi che era amore, e capii che era gloria.
Dolce è la vendetta; specialmente per le donne.
La differenza fra gloria reale e fittizia sta nel sopravvivere nella storia o in una storia.
L'infelice che s'affanna. Non deve maledir, non deve odiare chi trionfa per lui.
Ognuno è incline a credere in ciò che desidera, da un biglietto della lotteria ad un passaporto per il paradiso.
Vino e donne, allegria e risate, prediche e acqua di seltz l'indomani.
La gloria degli scrittori, non solo, come tutti i beni degli uomini, riesce più grata da lungi che da vicino, ma non è mai, si può dire, presente a chi la possiede, e non si ritrova in nessun luogo.
Il mondo è il cortile da gioco di Dio e un riflesso della sua gloria.
Morire per un'idea; è indiscutibilmente nobile. Ma quanto più nobile sarebbe se gli uomini morissero per idee che fossero vere!
La gloria del maestro sono i discepoli, nei quali si rispecchia e sopravvive.
L'azione è tutto, la gloria niente.
Il tempo non si ferma ad ammirare la gloria: se ne serve e passa oltre.
La ricerca più nobile è la ricerca dell'eccellenza.
Nome e senza soggetto idoli sono, ciò che pregio e valore il mondo appella. La fama che invaghisce a un dolce suono voi superbi mortali e par sì bella, è un'eco, un sogno, anzi del sogno un'ombra, ch'ad ogni vento si dilegua e sgombra.
Fate che le glorie del passato siano superate dalle glorie dell'avvenire.
Nel teatro la parola è doppiamente glorificata: è scritta, come nelle pagine di Omero, ma è anche pronunciata, come avviene fra due persone al lavoro: non c'è niente di più bello.