Multos fortuna liberat poena, metu neminem.- Lucio Anneo Seneca
Multos fortuna liberat poena, metu neminem.
Nelle mete che ci prefiggiamo e a cui tendiamo con grande sforzo, dobbiamo osservare che non c'è nessun vantaggio o che gli svantaggi sono superiori; alcune sono superflue, altre non meritano tanto impegno.
Io non mi vergognerò mai di citare un cattivo autore se la battuta è buona.
La vita è tutta una serie di mali, che a nessuno concedono lunga pace, al massimo una tregua.
Non avere niente che ci infiammi e ci sproni, niente che metta alla prova la nostra fermezza d'animo con le sue minacce e i suoi assalti, ma giacere in una tranquillità imperturbata non è quiete: è apatia.
Ha più valore superare le difficoltà che moderare le gioie.
Gli avvenimenti previsti da menti acute si avverano abbastanza facilmente, ma la fortuna si riserva due segreti, l'epoca e i mezzi.
Se pensassimo a tutte le fortune che abbiamo avuto senza meritarle non oseremmo più lamentarci.
Che un uomo, sia pure dotato della più gran fermezza ed energia, cada in deliquio ad un'improvvisa percossa della fortuna, non deve meravigliare. Si uccide un uomo con l'imprevisto come un bue con la mazza.
È il marchio dell'uomo inesperto non credere nella fortuna.
La fortuna esiste per assistere coloro che non hanno bisogno della fortuna.
Fortuna, buona notte, sorridi ancora una volta, fai girare la tua ruota.
Credo, che fu, come si dice appunto, la fallace fortuna a me nemica, che quanto più piacer ci arreca o gioia, tanto maggior dolor ne apporta poi.
Fortuna è il nome che diamo al successo altrui.
La natura ci tradisce, la fortuna cambia, un dio guarda dall'alto tutte queste cose.
Ripugna allo spirito umano accettare la propria esistenza dalle mani della sorte, esser null'altro che il prodotto caduco di circostanze alle quali nessun dio presieda, soprattutto non egli stesso.