Solo chi è molto infelice ha il diritto di compatire un altro.- Ludwig Wittgenstein
Solo chi è molto infelice ha il diritto di compatire un altro.
Un pensiero corretto a priori sarebbe quello la cui possibilità ne condizionasse la verità.
Come mi riesce difficile vedere ciò che è davanti ai miei occhi!
La tragedia consiste in questo: che l'albero non si piega ma si spezza.
Il pensatore somiglia molto al disegnatore che vuol riprodurre nel disegno tutte le connessioni possibili.
Non possiamo pensare nulla d'illogico, ché altrimenti dovremmo pensare illogicamente.
La vista continua di persone sofferenti fa diminuire continuamente la compassione. Invece, si diventa tanto più sensibili al dolore degli altri quanto più si è capaci di partecipare alla loro gioia.
Non si può avere compatimento per gli altri, quando abbiamo troppo da soffrire per noi stessi.
Solo la virtù concede un buon Karma e la più grande virtù è la compassione.
La compassione è chiamata virtù solo dai décadents.
Non è cosa tanto nemica della compassione quanto il vedere uno sventurato che non è stato in niente migliorato, né ha punto appreso dalle lezioni della sventura, maestra somma della vita.
Meglio essere invidiato che essere oggetto di compassione.
Nella dorata guaina della compassione si nasconde talvolta il pugnale dell'invidia.
Se tutte le elemosine venissero date solo per compassione, i mendicanti sarebbero tutti quanti morti di fame.
È disperante frequentare persone per cui si prova disprezzo: essere obbligati, per pura cortesia, ad ammirare cose la cui insignificanza fa compassione.