Non c'è gioia per chi procura l'infelicità altrui.- Lucio Anneo Seneca
Non c'è gioia per chi procura l'infelicità altrui.
Mi piace passare in campo altrui, ma come esploratore, non come disertore.
Per l'uomo non ci sono certezze e la fortuna non lo conduce necessariamente alla vecchiaia: lo congeda a suo piacimento.
Attraverso le asperità alle stelle.
Lo stolto, tra gli altri mali, ha anche questo: incomincia sempre a vivere.
Dite che bisogna scegliere con cura coloro a cui far del bene, perché neppure i contadini gettano i semi in mezzo alla sabbia.
Nessuno può farti sentire infelice se tu non glielo consenti.
Dal non poter assodare cosa avvenga nell'anima di un altro, non è facile che provenga infelicità: infelicità grande invece necessariamente deriva a chi non tiene dietro ai moti dell'anima propria.
La via più sicura per evitare una grande infelicità è di ridurre possibilmente le proprie pretese in rapporto ai propri mezzi di qualunque specie.
Se non ci fosse, a questo mondo, l'infelicità, ci potremmo credere in paradiso.
Meglio essere infelici sui cuscini di una Rolls Royce che sulle panchette di un tram.
Nessuno è più infelice di un guardone in un campo di nudisti.
L'infelicità deve essere commisurata non tanto al male in sé, quanto al carattere di chi soffre.
L'origine del sentimento profondo dell'infelicità, ossia lo sviluppo di quella che si chiama sensibilità, ordinariamente procede dalla mancanza o perdita delle grandi e vive illusioni.
Quelli che sono infelici non hanno bisogno di niente a questo mondo, eccetto di persone capaci di concedere loro la propria attenzione.
Gli infelici credono facilmente in ciò che desiderano molto.