Non c'è gioia per chi procura l'infelicità altrui.- Lucio Anneo Seneca
Non c'è gioia per chi procura l'infelicità altrui.
Se il lamentarsi non risuscita nessuno, se il soffrire non muta una sorte immobile e fissa per l'eternità e la morte non ha mai mollato quel che si è preso, cessi un dolore in pura perdita.
La sfrontatezza degli uomini è tale che, sebbene abbiano ricevuto molto, si sentono come offesi, perché avrebbero potuto ricevere di più.
Quando la morte è vicina e destinata ad arrivare in ogni caso, richiede una fermezza d'animo tenace che è piuttosto rara e la può dimostrare solo il saggio.
In tre tempi si divide la vita: nel presente, passato e futuro. Di questi, il presente è brevissimo; il futuro, dubbioso: il passato, certo.
Chi è diventato amico per convenienza, per convenienza finirà di esserlo. Se nell'amicizia si ricerca un utile, per ottenerlo si andrà contro l'amicizia stessa.
Ognuno è infelice nella misura in cui crede di esserlo!
Nessuno è più infelice di un guardone in un campo di nudisti.
Cosa e dove saremmo senza la nostra infelicità? Essa ci è, nel vero senso della parola, dolorosamente necessaria.
Meglio essere infelici sui cuscini di una Rolls Royce che sulle panchette di un tram.
Nessuno può farti sentire infelice se tu non glielo consenti.
Infelicitá grande è essere in grado di non potere avere el bene, se prima non s'ha el male.
Se l'infelicità ama essere in compagnia, certo essa ne trova a sufficienza.
Non esitono grandi scoperte nè reale progresso finché sulla terra esiste un bambino infelice.
Non v'è infelicità umana la quale non possa crescere. Bensì trovasi un termine a quello medesimo che si chiama felicità.
L'infelicità rende Dio assente agli occhi degli uomini per un certo tempo, più assente di un morto, più assente della luce in una prigione oscura.