Ci si può rassegnare alla disperazione, ma anche ci si può disperare della rassegnazione.- Sergio Quinzio
Ci si può rassegnare alla disperazione, ma anche ci si può disperare della rassegnazione.
Come le molte e complicate leggi in politica, così i molti e complicati libri sono segni indiscutibili di decadenza.
Si vogliono risolvere le più spaventose lacerazioni e contraddizioni della storia sacra nello happy end universale.
Bisogna porre al centro dell'annuncio cristiano il supremo mistero del suo fallimento.
La mancanza di volontà di vivere, che oggi dilaga endemica, è l'unica malattia certamente mortale, alla quale non ci sarà rimedio in eterno.
Il nichilismo l'abbiamo già alle spalle, di fronte abbiamo il nulla.
La rassegnazione è la posizione più comoda di un infermo che si è rigirato a lungo tra i tormenti per poterla trovare, e così ha finito per stancarsi e, con la stanchezza, ha trovato anche la posizione.
La Juventus è come una malattia che uno si trascina dall'infanzia. Alla lunga ci si rassegna.
Non c'è pace esente da grida di dolore, non c'è perdono senza sangue sparso sul terreno, non c'è accettazione che non nasca da una perdita.
Chi è più saggio? Colui che accetta tutto o colui che ha deciso di non accettare nulla? La rassegnazione è saggezza?
La cosa peggiore non è cadere, bensì non rialzarsi e giacere nella polvere.
In amore il solo fallimento consiste nel non tentare più.
Una persona annega in alto mare, una annega in un bicchier d'acqua. Ma entrambi muoiono.
Esisteranno sempre l'intelligenza, la voglia di libertà, l'eros e le sale da ballo, ma la parola speranza non mi sento più di pronunciarla.
Humor. Forma di rassegnazione davanti all'inevitabile. Ne esistono versioni altissime. Sconsigliabili quelle alticce.