Un uomo che ha fede è un uomo al quale è precluso il rimedio del suicidio.- Sergio Quinzio
Un uomo che ha fede è un uomo al quale è precluso il rimedio del suicidio.
Anche la polvere del nostro amore è qualcosa, confrontata al nulla del mondo.
Mettere la consolazione al posto del dolore è opera più grande della creazione che ha messo l'essere al posto del nulla.
Il nichilismo l'abbiamo già alle spalle, di fronte abbiamo il nulla.
Certo non la pietà, non l'umiltà, non l'ingenuità, non la debolezza possono salvarci, ma forse il disporsi con orrore a povere, sconfitte e disperate cose come queste.
L'odio sembra capace più dell'amore di serbare memoria.
Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio.
Chi tranquillamente rinuncia al bene della vita, che odia l'esistenza quaggiù, talché vi preferisce un'infelice eternità, deve essere niente mosso dalla meno efficace e piú lontana considerazione dei figli o dei parenti.
Anche l'uomo più sano e più sereno può risolversi per il suicidio, quando l'enormità dei dolori e della sventura che si avanza inevitabile sopraffà il terrore della morte.
Quando sei davvero nei guaicon una moglie che ti assisteuna famiglia disponibile e dei buoni amicipuoi suicidarti in un anno.
Si tratta di suicidio!
La miglior cosa che puoi fare, no?, quando sei a 'sto mondo, è di uscirne. Matto o no, paura o no.
Uno dei mali provocati dall'allungamento artificiale della vita è che molti, vogliosi di mettere fine ai loro giorni, sono costretti a rimandare l'atto liberatore perché i loro vecchi, a cui non possono infliggere il dolore del proprio suicidio, sono ancora vivi.
Il suicidio abbatte uno steccato, ciò che si intravede è l'abisso.
Il suicida è un carcerato che, nel cortile della prigione, vede una forca, crede erroneamente che sia destinata a lui, evade nottetempo dalla sua cella, scende giù e s'impicca da sé.
Chissà se non c'è una differenza fra togliersi la vita e darsi una morte?