All'ombra de' cipressi e dentro l'urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro?- Ugo Foscolo
All'ombra de' cipressi e dentro l'urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro?
Il coraggio non deve dare diritti per soperchiare il debole.
La quiete si ha da sacrificare alla coscienza e all'onore.
Il dolore, in chi manca di pane, è più rassegnato.
Negli uomini pubblici l'amicizia è o interessata o falsa, e sempre corta.
Sdegno il verso che suona e che non crea.
Certamente si deve morire, ma la morte viene associata a una "vecchiaia" vissuta come un evento molto lontano che non ci riguarda da vicino.
Che cos'è che ci fa così spavento della morte? Quello che ci fa paura, che ci congela davanti a quel momento è l'idea che scomparirà in quell'attimo tutto quello a cui noi siamo tanto attaccati. Prima di tutto il corpo. Del corpo ne abbiamo fatto un'ossessione.
Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno.
Parlare di morte è come parlare di denaro. Noi non sappiamo né il prezzo né il valore.
Io sono decisamente antimorte. Dio sembra essere sotto ogni profilo promorte. Non vedo come potremmo andare d'accordo sulla questione, lui e io.
Solo da morti, scrittore e asino, trovano la loro glorificazione.
Ogni volta che l'ho fatto , dall'esperienza della morte è stato rimossa buona parte della paura. Spesso, rendere familiare un'esperienza di vita, riduce l'ansia che essa genera.
Morte è quanto vediamo stando svegli, sonno quanto vediamo dormendo.
S'i' fosse morte, andarei da mio padre; s'i' fosse vita fuggirei da lui: similmente faria da mia madre.
La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi.