Il dolore, in chi manca di pane, è più rassegnato.- Ugo Foscolo
Il dolore, in chi manca di pane, è più rassegnato.
Sente assai poco la propria passione, o lieta o triste che sia, chi sa troppo minutamente descriverla.
Già il dotto e il ricco ed il patrizio vulgo, decoro e mente al bello italo regno, nelle adulate reggie ha sepoltura già vivo, e i stemmi unica laude.
In tutti i paesi ho veduto gli uomini sempre di tre sorta: i pochi che comandano, l'universalità che serve e i molti che brigano.
La beatitudine di sentirsi amato addolcisce ogni dolore.
La quiete si ha da sacrificare alla coscienza e all'onore.
La cosa peggiore non è cadere, bensì non rialzarsi e giacere nella polvere.
Questa ripetizione ossessiva di sé stessi, al di là del dato anagrafico, è il vero segno dell'"invecchiamento" italiano: vecchio è chi dispera di cambiare e di cambiarsi, ed è ormai rassegnato a essere fino alla fine ciò che è sempre stato.
Ciò che chiamiamo rassegnazione non è altro che disperazione cronica.
Cedo perché son piccino, ma non domando perdono perché ho ragione.
Tutte le discipline si influenzano a vicenda. Erroneamente l'uomo dice: Questo è l'unico caso dove lascio perdere. Non è vero. Ogni abbandono influenza il resto. Non pensare in questo modo è ingenuo.
La rassegnazione sta al coraggio come il ferro sta all'acciaio.
Quella specie di coraggio ridicolo che si chiama rassegnazione.
Se uno ha davvero perso la speranza, non sarebbe così disposto a dirlo.
La sofferenza, una volta accettata, perde i suoi spigoli, perché il terrore della stessa sminuisce, e ciò che rimane è generalmente molto più gestibile di quanto immaginavamo.
Averle perse tutte, le speranze, gli dette la stessa pace che averle tutte intatte.