Un io feroce: ecco l'invidioso.- Victor Hugo
Un io feroce: ecco l'invidioso.
Un uomo non è un pigro, se è assorto nei propri pensieri; esistono un lavoro visibile ed uno invisibile.
Da seimila anni la guerra piace ai popoli litigiosi. E Dio perde il tempo a fare le stelle e i fiori.
Esser santo è un'eccezione; esser giusto è la regola. Sbagliate, mancate, peccate, ma siate giusti.
La notte, chi scrive queste parole lo ha già detto altrove è lo stato proprio e normale della creazione di cui facciamo parte. Il giorno, breve nella durata come nello spazio, non è che una misura stellare.
Non ci sono né cattive erbe né uomini cattivi. Ci sono solo cattivi coltivatori.
Alla resa dei conti, non c'è vizio che nuoccia tanto alla felicità dell'uomo come l'invidia.
L'invidia è una pandemia.
Il guadagno altrui viene quasi sempre percepito come una perdita propria.
Essere felici è essere invidiati. Ebbene, c'è sempre qualcuno che c'invidia. Si tratta di conoscerlo.
L'invidia del cretino per l'uomo brillante trova sempre qualche consolazione nell'idea che l'uomo brillante farà una brutta fine.
Un successo letterario clamoroso riesce a spegnere l'invidia, non ad accendere la stima.
L'invidia somiglia molto all'amore: essere invidiato è quasi essere amato.
L'invidia si annida in fondo al cuore umano come una vipera nella sua tana.
L'invidioso non muore mai una volta sola, ma tante volte quante l'invidiato vive salutato dal plauso della gente.
L'invidia, il sentimento più fortificante e più puro.