Un io feroce: ecco l'invidioso.- Victor Hugo
Un io feroce: ecco l'invidioso.
La disperazione è un contabile. Vuol far tornare i conti. Niente le sfugge. Addiziona tutto. Non molla neppure i centesimi. Rimprovera a Dio i fulmini e i colpi di spillo. Vuole sapere come regolarsi con il destino. Ragiona, pesa e calcola.
Non è una cosa facile divenire un gentiluomo perfetto.
Nell'ambito dei fatti morali, il cadere non esclude il librarsi. Dalla caduta sorge l'ascesa.
I pertinaci sono i sublimi. Chi è soltanto audace non ha che un impulso; chi è soltanto valoroso non ha che un temperamento; chi è soltanto coraggioso non ha che una virtù; l'ostinato nel vero ha la grandezza.
La commiserazione ha e deve avere la sua curiosità.
L'invidia è come prendere un veleno e aspettare che l'altra persona muoia.
Non invidiamo quelli che stanno più in alto: quelle che sembravano vette si sono rivelate dirupi.
L'invidia si annida in fondo al cuore umano come una vipera nella sua tana.
Non c'è che una stagione: l'estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L'autunno la ricorda, l'inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla.
Un successo letterario clamoroso riesce a spegnere l'invidia, non ad accendere la stima.
L'invidia è come una palla di gomma che più la spingi sotto e più ti torna a galla.
Alla resa dei conti, non c'è vizio che nuoccia tanto alla felicità dell'uomo come l'invidia.
Il milionario non godrebbe niente se gli mancasse l'invidia del popolo.
L'invidia è il più stupido dei vizi, perché non esiste un solo vantaggio che si guadagni da esso.
E di innumerevoli afflizioni è generoso il mondo, ma i morsi dell'invidia sono tra le ferite più sanguinose, profonde, difficili, da rimarginare e complessivamente degne di pietà.