La coscienza ci rende tutti codardi.- William Shakespeare
La coscienza ci rende tutti codardi.
Il folle pensa di essere saggio, ma il saggio sa che egli stesso è un folle.
L'umiltà, prova esperienza comune, è la scala di una giovane ambizione. Ma, come abbia raggiunto l'ultimo gradino, volge essa le spalle alla scala e rimira le nubi, spregiando i gradini più bassi ond'essa è ascesa.
Può ben dire la sua un leone, quando a dir la loro ci sono tanti asini in giro.
Non fidarti di nessuno, poichè i giuramenti sono pagliuzze e la fede degli uomini è di pasta frolla, e "tieni duro" è il solo cane che valga qualche cosa.
Ci sono più cose in cielo e in terra che non sogni la tua filosofia.
Molti vogliono e condursi teco vilmente, e che tu ad un tempo, sotto pena del loro odio, da un lato sii tanto accorto, che tu non dia impedimento alla loro viltà, dall'altro non li conoschi per vili.
È debole e vile chi si dà la morte per paura del dolore, e insensato chi vive per soffrire.
Dichiarare la propria viltà può essere un atto di coraggio.
Il tempo non ci rende più saggi, solo più vigliacchi.
La saggezza e la bontà sembrano vili a chi è vile: la feccia gode solo di se stessa.
Sapere ciò che è giusto e non farlo è la peggiore vigliaccheria.
Gettarsi in mezzo ai nemici può essere il segno distintivo della viltà.
Gli individui, come le nazioni, hanno virtù diverse e identici difetti. Nostro patrimonio comune è la viltà.
Esiste uomo tanto codardo da non preferire cadere almeno una volta piuttosto che vacillare in eterno.