È preferibile vivere un romanzo che leggerlo.- Alessandro Morandotti
È preferibile vivere un romanzo che leggerlo.
Per la salute dei popoli il morbo più temibile è l'ambizione dei governanti.
L'aforisma da antico precetto medico si è trasformato in moderna pillola di saggezza esistenziale.
Lo psicanalista è un uomo che per risolvere i propri problemi si finge capace di risolvere quelli altrui.
Per gran parte dell'umanità, divino è tutto ciò che non trova spiegazione.
Il Padreterno, per compensare l'uomo delle enormi carenze fisiche nei confronti degli animali, lo ha dotato della ragione ma ha purtroppo omesso di fornirlo della combinazione esatta per servirsene.
Fare oggi un romanzo tradizionale ha lo stesso senso che conquistare oggi l'Eritrea o fondare oggi la Fiat.
L'unica ragione che abbia un romanzo di esistere è che cerca di rappresentare la vita.
Un romanzo o si scrive o si vive.
Tutti i romanzieri, forse, non scrivono che una sorta di tema (il primo romanzo) con variazioni.
Il romanzo è il privilegio dei ricchi, non la professione dei disoccupati. Il povero deve essere pratico e prosaico.
Scrivere romanzi è un buon affare quando si è ammogliati con la critica.
Un romanzo che non scopra un segmento di esistenza finora sconosciuto è immorale. La conoscenza è l'unica moralità del romanzo.
Quando scrivo un romanzo, lo sento riuscito se sono riuscito ad andare al di là di me stesso e, quindi, se sono entrato nella carne viva dell'umano.
Già il fatto che un libro sia un romanzo non depone a suo favore, è un connotato lievemente losco, come i berretti dei ladruncoli, i molli feltri dei killers, gli impermeabili delle spie.
Un romanzo è una macchina per generare interpretazioni.