L'uomo felice non abbisogna di fede.- Alessandro Morandotti
L'uomo felice non abbisogna di fede.
L'aforisma da antico precetto medico si è trasformato in moderna pillola di saggezza esistenziale.
Per l'incalzante progresso tecnologico l'uomo ha perduto la rigenerante capacità di stupirsi.
Se gli uomini fossero così cattivi come si dipingono, sarebbe facile regolarsi. Invece sono peggio.
Vana impresa combattere la crisi poiché è ormai connaturata al sistema.
I vizi hanno la virtù di rendere contenti chi li pratica e arricchire chi li favorisce.
La fede "corregge", in modo necessario e vitale, la tendenza dell'umanità al "relativismo".
Illimpidisci il nostro cuore, o Vergine Nicopeia, con la vittoria che è la fede, la fede del tuo popolo santo. Grazie!
Questo è un punto importante per noi: vivere un rapporto intenso con Gesù, un'intimità di dialogo e di vita, così da riconoscerlo come "il Signore".
La fede non è una virtù secolare: non si può andare al supermarket a comprare la fede e neppure prendere la laurea in fede. Essa nasce e cresce sul terreno fertile dell'etica e dell'amore.
Tu puoi costantemente osservare che la fede e la scienza si mantengono come i due piattelli di una bilancia: quanto più l'uno s'innalza, tanto più l'altro si abbassa.
Io credo nel Dio che ha creato gli uomini, non nel Dio che gli uomini hanno creato.
Il difficile non è morire per la fede, ma vivere per essa.
Potreste cavarmi gli occhi, ma questo non potrebbe uccidermi. Potreste tagliarmi il naso, ma nemmeno questo mi ucciderebbe. Distruggete, invece, la mia fede in Dio, e sarò morto.
Fede e storia non si escludono, ma si integrano e si spiegano a vicenda.
La fede incapace di ridere di sé stessa deve dubitare della propria autenticità.