Visse d'arte. Morì di fame.- Antonio Castronuovo
Visse d'arte. Morì di fame.
Sentiva che in cielo non c'era nessun dio, ma l'azzurro gli piaceva ugualmente.
Non serve rimpiangere quel che non si è letto, o inseguirlo insensatamente e con immane fatica: quello che non si è letto non era stato scritto per noi.
La satira è un gradino sotto l'ironia.
La lamentela è il cemento sociale.
Per scrivere un aforisma, mi rifaccio a un altro aforisma, già scritto da altri, che semmai sono stati scritti a loro volta ispirati da una qualche frase aforistica. Nascita per gemmazione dell'aforisma.
L'arte è il culto dell'errore.
Le opere d'arte sono di una solitudine infinita, e nulla può raggiungerle meno della critica.
L'opera d'arte, se degna del nome, dev'essere come la creatura che la donna ha nel corpo, la quale s'ha a metter fuori non per elezione, ma per necessità.
Come le arti non liberali si propongono come fine il guadagno e il piacere, così le arti degne di un uomo libero aspirano alla virtù e alla gloria.
Povera gente! L'Arte non è sbriciolare la propria anima; è di marmo o no, la Venere di Milo?
Non essere mai soddisfatti: l'arte è tutta qui.
Se c'è una funzione essenziale della creazione artistica, è quella di non indorare mai la pillola, di non agghindare la favola di strepito e furore raccontata da un idiota, come Shakespeare definisce la vita.
Vinco perché non mollo mai, ma guai pensare che l'arte sia una gara.
Chi dice arte, dice menzogna.
L'arte più perfetta non sta troppo a calcolare, e l'arte elaborata non ha bisogno di star lì a ragionare, sia perché agiamo a somiglianza della natura, sia perché la natura agisce insieme con noi.