Il fine, che non può essere conseguito se non con mezzi cattivi, non può essere un fine buono.- Arturo Graf
Il fine, che non può essere conseguito se non con mezzi cattivi, non può essere un fine buono.
Muore il giorno. In un gran ravvolgimento D'incendïate nuvole profonde, Il sol, come un perduto astro cruento, Nell'alto abisso traboccò dell'onde.
Uomo su cui possa l'adulazione, è uomo senza difesa.
Ci sono taluni ossessi di prudenza, che a furia di volere evitare ogni più piccolo errore, fanno dell'intera vita un errore solo.
La celebrità può anche venire a passo di corsa; ma la gloria non viene se non a piccoli passi.
Certi bibliofili fanno all'amore coi libri a un dipresso come gl'impotenti fanno all'amore colle donne.
Il fine giustifica i mezzi? È possibile. Ma chi giustificherà il fine? A questa domanda che il pensiero lascia in sospeso, la rivolta risponde: i mezzi.
Da qualche parte esiste una fine. Solo che non si trova un cartello con scritto "Ecco, questa è la fine", come al gradino più alto di una scala non si trova scritto: "Attenzione, questo è l'ultimo gradino. Non fate un passo oltre."
La percezione della fine è dentro ciascuno di noi, è uno stigma della specie, un marchio della sua caducità.
Un fine autentico può fare a meno di speranze e anche di ogni probabilità di essere raggiunto.
Il fine può giustificare i mezzi purché ci sia qualcosa che giustifichi il fine.
Massimo segno della fine, è il principio.
Noi sappiamo che la bontà dei fini non giustifica l'uso dei mezzi cattivi. Ma che dire delle situazioni così frequenti oggi, in cui mezzi buoni danno risultati finali che si rivelano cattivi?
Il presente non costituisce mai il nostro fine. Passato e presente sono mezzi, solo l'avvenire è il nostro fine. Così non viviamo mai, ma speriamo di vivere, e preparandoci sempre a essere felici è inevitabile che non lo siamo mai.
Non arriverai mai alla fine del viaggio, se ti fermi a lanciare un sasso a ogni cane che abbaia.