C'è una fine per tutto e non è detto che sia sempre la morte.- Giorgio Gaber
C'è una fine per tutto e non è detto che sia sempre la morte.
Ci sono due tipi di artisti: quelli che vogliono passare alla storia e quelli che si accontentano di passare alla cassa.
Bisogna essere prudenti quando ci si ammazza, se no si fanno delle figure!
Senza cattive o buone azioni, senza altre strane deviazioni, che se anche il fiume le potesse avere, andrebbe sempre al mare. Così vorrei amare.
La felicità è una farfalla che ti si posa un attimo sulla testa e ti rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza.
Cosa vorrei sulla mia epigrafe? Data di nascita, data di morte. Punto. Le parole delle epigrafi sono tutte uguali. A leggerle uno si chiede: ma scusate, se sono tutti buoni, dov'è il cimitero dei cattivi?
Arriviamo a comprendere fino in fondo gli esseri umani ai quali siamo uniti da un vincolo indissolubile soltanto nell'attimo della loro morte.
Finché ho un desiderio, ho una ragione per vivere. La soddisfazione è la morte.
Pochi uomini desiderano veramente di morire; ma infiniti vorrebbero non esser mai nati.
La morte sorride a tutti; un uomo non può far altro che sorriderle di rimando.
E' assai difficile, se non impossibile, trovare un morto con la faccia da stupido. Fra le conseguenze di ogni trapasso, questa la principale.
Se, come ci assicurano, è prevista la vita eterna, perché deve esserci la morte?
Sono contento di non essere ancora morto. Quando mi guardo le mani e vedo che sono ancora attaccate ai polsi, mi dico che sono fortunato.
I cimiteri sono pieni di gente di cui il mondo non poteva fare a meno.
Che cosa è la morte per me? Un grado di più nella calma, e forse nel silenzio.