A cattivo principio cattiva fine.- Tito Livio
A cattivo principio cattiva fine.
Come il rigore dei genitori, così quello della patria veniva attenuato dalla pazienza e dalla sopportazione.
Tutti volevano che un re fosse scelto perché non avevano ancora gustato la dolcezza della libertà.
Migliore e più sicura è una pace certa di una vittoria solo sperata.
Lode al tuo valore e al tuo impegno.
Il nome della libertà riconquistata è dolce a sentirsi.
Fine ultimo di tutto, la fine.
Da qualche parte esiste una fine. Solo che non si trova un cartello con scritto "Ecco, questa è la fine", come al gradino più alto di una scala non si trova scritto: "Attenzione, questo è l'ultimo gradino. Non fate un passo oltre."
Il fine, che non può essere conseguito se non con mezzi cattivi, non può essere un fine buono.
C'è una fine per tutto e non è detto che sia sempre la morte.
La scuola è fatta per avere il diploma. E il diploma? Il diploma è fatto per avere il posto. E il posto? Il posto è fatto per guadagnare. E guadagnare? È fatto per mangiare. Non c'è che il mangiare che abbia fine a se stesso, sia cioè un ideale. Salvo in coloro, in cui ha per fine il bere.
Il presente non costituisce mai il nostro fine. Passato e presente sono mezzi, solo l'avvenire è il nostro fine. Così non viviamo mai, ma speriamo di vivere, e preparandoci sempre a essere felici è inevitabile che non lo siamo mai.
Un fine autentico può fare a meno di speranze e anche di ogni probabilità di essere raggiunto.
Il lieto fine è la nostra fede nazionale.
La percezione della fine è dentro ciascuno di noi, è uno stigma della specie, un marchio della sua caducità.