Il fine può giustificare i mezzi purché ci sia qualcosa che giustifichi il fine.- Lev Tolstoj
Il fine può giustificare i mezzi purché ci sia qualcosa che giustifichi il fine.
Noi moriamo soltanto quando non riusciamo a mettere radice in altri.
Il successo non è mai dipeso e non dipenderà mai né dalla posizione, né dall'armamento, né dal numero, ma, in ogni caso, men che mai dalla posizione. E da che cosa, allora? Dal sentimento che c'è in me, in lui, in ogni soldato.
Perché viaggio?
È straordinario che sia così perfetta l'illusione che la bellezza è bontà.
Si dice comunemente che la vera realtà è ciò che esiste, oppure che solo ciò che esiste è reale. Ma è tutto il contrario: la vera realtà, ciò che noi conosciamo realmente, è ciò che non è mai esistito.
Il fine giustifica i mezzi? È possibile. Ma chi giustificherà il fine? A questa domanda che il pensiero lascia in sospeso, la rivolta risponde: i mezzi.
Il fine, che non può essere conseguito se non con mezzi cattivi, non può essere un fine buono.
Noi sappiamo che la bontà dei fini non giustifica l'uso dei mezzi cattivi. Ma che dire delle situazioni così frequenti oggi, in cui mezzi buoni danno risultati finali che si rivelano cattivi?
Il presente non costituisce mai il nostro fine. Passato e presente sono mezzi, solo l'avvenire è il nostro fine. Così non viviamo mai, ma speriamo di vivere, e preparandoci sempre a essere felici è inevitabile che non lo siamo mai.
Fine ultimo di tutto, la fine.
Un fine autentico può fare a meno di speranze e anche di ogni probabilità di essere raggiunto.
Non arriverai mai alla fine del viaggio, se ti fermi a lanciare un sasso a ogni cane che abbaia.
La percezione della fine è dentro ciascuno di noi, è uno stigma della specie, un marchio della sua caducità.
Il lieto fine è la nostra fede nazionale.