Non c'è destino, ma soltanto dei limiti. La sorte peggiore è subirli. Bisogna invece rinunciare.- Cesare Pavese
Non c'è destino, ma soltanto dei limiti. La sorte peggiore è subirli. Bisogna invece rinunciare.
La morte è il riposo, ma il pensiero della morte è il disturbatore di ogni riposo.
Gli uomini sono tutti d'accordo per frequentare le prostitute, e lì si sfogano e non dànno più noia alle altre. Dunque le rispettino.
Tu non sai quanto la morte li attiri. Morire è sì un destino per loro, una ripetizione, una cosa saputa, ma s'illudono che cambi qualcosa.
Non bisogna conoscersi per volersi bene.
I tempi della filantropia sono i tempi in cui si mettono dentro i mendicanti.
C'è un limite oltre cui nessuno riesce a restare sospeso nel vuoto senza farsi prendere dal panico.
Abbiamo bisogno di vedere che i nostri limiti vengano trasgrediti e che ci sia vita che pascoli liberamente dovunque noi vaghiamo.
Ci sono cose che spesso non possiamo fare e di solito sono le più importanti.
I limiti del mio linguaggio costituiscono i limiti del mio mondo.
La mente mette i limiti, il cuore li spezza.
Quando i limiti sono trascesi viene a mancare il riferimento all'esperienza possibile, così l'uomo cade nelle "inevitabili illusioni della ragione umana".
Quando ricevi il primo pugno in faccia e ti rendi conto di non essere di vetro, non ti senti vivo finché non ti spingi oltre il tuo limite.
La felicità più grande consiste nell'accettare i nostri limiti e amarli.
Bisogna che ognuno conosca i propri limiti.