Occorre ridere soprattutto di noi stessi.- Claudio Magris
Occorre ridere soprattutto di noi stessi.
Senza libera e asciutta sobrietà laica non c'è vera fede né vero amore per la vita.
Una risata slarga e riscalda il cuore, ha la fraternità della preghiera; chi sa ridere di ciò che rispetta e amare ciò di cui ride, incluso in primo luogo se stesso, è un giusto.
Le cose ma anche i gesti, i volti, i paesaggi hanno certo la loro poesia e un pezzo di realtà inquadrato in una cornice vuota è un quadro.
La poesia è anche e forse soprattutto lettura del grande libro della natura.
La comprensione e l'intelligenza della realtà sono una continua lettura e interpretazione delle cose, una decifrazione di quel senso nascosto del mondo scritto, come un anagramma, non solo nella Bibbia, ma negli oggetti, nei fenomeni, nelle figure anche minime e fugaci dell'esistenza.
Chi ha coraggio di ridere, è padrone del mondo, poco altrimenti di chi è preparato a morire.
Se non ci fossero le sofferenze degli altri a farci ridere, non rideremmo mai.
Il riso squassa il corpo, deforma i lineamenti del viso, rende l'uomo simile alla scimmia.
La più perduta di tutte le giornate è quella in cui non si è riso.
Ridere significa essere liberi dai falsi idoli del mondo che vogliono essere adorati e dalla tracotante serietà della vita che rende schiavi.
E se per una volta ridessimo sul latte versato?
Non ridere alle battute di chi prende in giro la gente, poiché sarai detestato da coloro che vengono presi in giro.
Se dobbiamo credere ai nostri logici, l'uomo si distingue da tutte le altre creature per la facoltà di ridere.
Il riso è il salto del possibile nell'impossibile.