Chi vuole pensare deve rinunciare a "darsi da fare".- Elias Canetti
Chi vuole pensare deve rinunciare a "darsi da fare".
Ci si rallegra dei desideri che si realizzano per altri, specialmente se noi stessi non siamo intervenuti in alcun modo: come se ci fossero chissà dove una benevolenza e un udito invisibili.
L'inattingibile negli animali: come essi ci vedono.
Le parole non sono troppo vecchie, lo sono soltanto gli uomini che usano le stesse parole troppo spesso.
Ognuno vuole amici potenti. Ma loro ne vogliono di più potenti.
L'uomo sazio si imbatte senza alcuna emozione negli affamati.
Pensare è sommamente nostro; sepolto nella privatezza più intima del nostro essere, È anche il più comune, usurato, ripetitivo degli atti. Questa contraddizione non può essere risolta.
Libero pensatore. Basterebbe dire pensatore.
Un uomo può sopportare molto finché può sopportare se stesso. Può vivere senza speranza, senza amici, senza libri, perfino senza musica, fino a quando può ascoltare i propri pensieri.
Comune a tutti è il pensare.
Soltanto chi abbia la coscienza di portare una luce tra i contemporanei dovrebbe esprimere i propri pensieri: gli altri non sono che ciarlatani.
Non possiamo pensare nulla d'illogico, ché altrimenti dovremmo pensare illogicamente.
Il pensiero è malato, che la cultura dominante non ha più nessuna stima, perché il pensiero è fatto per sua natura per nutrirsi di realtà, e perciò per offrire agli uomini una verità che esso scopre nelle cose.
Non sarebbe affatto meglio se tutti la pensassimo allo stesso modo; è dalla differenza di opinioni che nascono le corse dei cavalli.
La libertà di pensare è il coraggio di imbattersi nei proprio demoni.