Scrivo, quindi sono.- Fausto Gianfranceschi
Scrivo, quindi sono.
Ci sono silenzi ottusi e silenzi acuti.
Morte. La più implacabile delle malattie ereditarie.
Non bisogna temere la malinconia, perché temendola la feriamo e la rendiamo più aggressiva. Conviene accettarla educatamente, la si può persino gustare.
La tristezza come inclinazione è un vizio. La tristezza bisogna meritarla.
La sinistra è una professione, la più promettente.
Suonare è un lavoro da duri. Anche scrivere è un lavoro da duri.
Non scrivere mai per piacere al pubblico, ma per piacere a te.
Scrivere bene significa quasi pensare bene, e di qui ci vuole poco per arrivare ad agire bene. Ogni costumatezza, ogni perfezionamento morale proviene dallo spirito della letteratura.
Ogni tanto mi accorgo che la penna ha preso a correre sul foglio come da sola, e io a correrle dietro.
Scrivo perché mi piace scrivere. E mi piace scrivere perché facendolo mi sento vivere oltre che esistere.
L'anima dell'uomo ha radici nello stomaco. Chiunque scrive molto meglio dopo una bistecca di manzo e una pinta di whiskey che non dopo una tavoletta di cioccolata da cinque cents. Il mito dell'artista morto di fame è una balla.
Nei tempi, in cui tutti scrivono bene, pochi scrivono cose grandi.
Ho scritto questo racconto più lungo del solito, semplicemente perché non ho avuto il tempo per farlo più corto.
Scrivere è un'occupazione solitaria. Avere qualcuno che crede in te fa una grande differenza.
L'atto di scrivere tende, per sé stesso, a logicizzare il pensiero.