Scrivo, quindi sono.- Fausto Gianfranceschi
Scrivo, quindi sono.
Non bisogna temere la malinconia, perché temendola la feriamo e la rendiamo più aggressiva. Conviene accettarla educatamente, la si può persino gustare.
Nessun rimedio è all'altezza della morte.
Gli intellettuali sono divisi su tutto, ma uniti dalla cretineria.
Chi non riesce a essere leone, si accontenta di fare la scimmia.
La tristezza come inclinazione è un vizio. La tristezza bisogna meritarla.
Oggi è riflettendo, scrivendo, partecipando democraticamente all'elezione dei governanti che si può sperare di far evolvere intelligentemente le cose... insomma, con un'azione a lunghissimo termine.
Scrivere lettere a mano è diventata un'anomalia, non si usa più.
Scrivere meglio significa contemporaneamente anche pensare meglio.
Scrivere ti dà sollievo. Persino quando non hai niente da dire, scrivere ti dà sollievo. Ma lo sappiamo, quando non abbiamo niente da dire?
Il vero amore per le nostre opere conserva sempre un occhio ironico e ilare.
Scrivere rientra nelle prestazioni del trapezista da triplo salto mortale senza rete.
Scrivere è un po' come fare i minatori di se stessi: si attinge a quello che si ha dentro, se si è sinceri non si bada al rischio di farsi crollare tutto addosso.
Se gli scrittori dovessero attendere fino a che la loro preziosa psiche sia completamente serena non verrebbe scritto poi molto.
L'atto di scrivere tende, per sé stesso, a logicizzare il pensiero.
Scrivere è una cosa dannata: ti tira fuori quella sincerità che non ti concedi nella vita.