Scrivo, quindi sono.- Fausto Gianfranceschi
Scrivo, quindi sono.
Sono un perdente. Qualcuno deve pur farlo.
Chi non riesce a essere leone, si accontenta di fare la scimmia.
Il compito quotidiano: arrivare fino a notte senza annoiarsi.
Ci sono silenzi ottusi e silenzi acuti.
Ai critici che si improvvisano narratori consiglierei un nuovo genere letterario: l'autostroncatura.
Di solito il motivo per cui chi scrive non dice qualcosa è questo: non sa cosa dire.
Scrivere è consumare i cattivi stili adoperandoli.
Ogni tanto mi accorgo che la penna ha preso a correre sul foglio come da sola, e io a correrle dietro.
Scrivere bene si può, e non è neppure difficile. L'importante è capire chi scrive male, e regolarsi di conseguenza.
Uno stomaco pieno è un grande aiuto per la poesia, e a dire il vero, nessun sentimento di nessun genere potrebbereggersi su uno stomaco vuoto.
Lavorate sul vostro piano editoriale: argomenti da trattare, fonti da tenere sott'occhio per trovare notizie e ispirazione, stile e tono di voce, persone da coinvolgere anche occasionalmente per guest post di varia natura.
Scrivere presuppone ogni volta la scelta d'un atteggiamento psicologico, d'un rapporto col mondo, d'un'impostazione di voce, d'un insieme omogeneo di mezzi linguistici e di dati dell'esperienza e di fantasmi dell'immaginazione, insomma di uno stile.
Una persona che sa scrivere una lunga lettera con facilità non può scrivere male.
Scrivere meglio significa contemporaneamente anche pensare meglio.
La mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio.