Molte morti sono suicidi truccati.- Gesualdo Bufalino
Molte morti sono suicidi truccati.
Metà di me non sopporta l'altra e cerca alleati.
Mangiare, abitudine obbligatoria ma stupida.
Irresponsabile della mia nascita, ho un alibi di ferro: non c'ero.
L'amore spesso è soltanto un prestito con cauzione.
Dio, gigantesco eufemismo.
Lascia che il ricordo voli al giorno in cui nascesti, cieco, sordo, muto e nudo, un buco nel vuoto, un'ombra nel buio, nel nulla assoluto, e il caos ti esplode intorno: luci, suoni, sangue, grida sensazioni senza azioni, istinto suicida.
Il solo momento in cui un uomo può ragionevolmente uccidersi non è quando la vita è intollerabile, ma quando preferirebbe non viverla anche se diventasse tollerabile o persino piacevole.
Non si può chiedere a nessuno il suicidio come forma di protagonismo politico.
Il suicidio dimostra che ci sono nella vita mali più grandi della morte.
Il suicidio, per il fatto di essere una scelta radicale, paradossalmente in fondo è più facile: un gesto, e via.
Il maggiore torto del suicida è non d'uccidersi, ma di pensarci e non farlo. Niente è più abbietto dello stato di disintegrazione morale cui porta l'idea, l'abitudine dell'idea del suicidio.
Il suicida è un carcerato che, nel cortile della prigione, vede una forca, crede erroneamente che sia destinata a lui, evade nottetempo dalla sua cella, scende giù e s'impicca da sé.
La felicità spinge al suicidio quanto l'infelicità, anzi ancora di più perché amorfa, improbabile, esige uno sforzo di adattamento estenuante, mentre l'infelicità offre la sicurezza e il rigore del rito.
I suicidi sono solo degli impazienti.