Lo scrittore sceglie in primo luogo di essere inutile.- Giorgio Manganelli
Lo scrittore sceglie in primo luogo di essere inutile.
Nello psicoanalista c'è una strana mescolanza del fool e del prete, direi del vescovo e del ciarlatano.
Le parole usate per servire a qualcosa si vendicano.
L'ebreo è esule: e noi crediamo di non esserlo?
In generale, gli scrittori sono convinti segretamente di essere letti da Dio.
Già il fatto che un libro sia un romanzo non depone a suo favore, è un connotato lievemente losco, come i berretti dei ladruncoli, i molli feltri dei killers, gli impermeabili delle spie.
Se volete fare gli scrittori, ci sono due esercizi fondamentali: leggere molto e scrivere molto.
I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l'abbandonano.
È evidente che la famiglia degli scrittori si ridurrebbe rapidamente a numeri di scarsissima entità, se a chi fa un libro si ponesse la limitazione, fatale, di non dire niente che non rientri nello scopo.
Lo scrittore è essenzialmente un uomo che non si rassegna alla solitudine.
Uno scrittore non si contenta di avere successo. Per essere realmente in pace con se stesso ha bisogno dell'insuccesso altrui.
Per uno scrittore lo scrivere è un verificare e rendere concreta la vita drammatica che trascorre.
La differenza tra un romanziere e uno storico è questa: che lo scrittore racconta menzogne deliberatamente e per il gusto di farlo; lo storico racconta menzogne nella sua semplicità e immagina di dire la verità.
L'autore migliore sarà quello che si vergognerà di diventare scrittore.
Quando uno scrittore parla a proprio nome dice ciò che pensa e in cui crede, afferma che la vita è un bene di cui ringraziare Dio o un male da deprecare; in ogni caso, condivide e sottoscrive la sua pagina.
Lo scrittore di mezza taglia piaggia e seconda il pubblico; lo scrittore grande lo scrolla e se lo trascina dietro.