Gli intellettuali. Questo risibile quinto stato.- Giorgio Manganelli
Gli intellettuali. Questo risibile quinto stato.
La vita è e deve essere un negativo dei sogni.
Io amo i poveri, e soffrirei in un mondo senza poveri; i poveri sono le brioches dell'anima.
Scheletro, uomo delle tenebre, resuscitato e insieme morto irreparabilmente, doppiamente esperto di morte, rifiutato dal tempo, autore di libri inesistenti, sbagliati, impossibili, io, lo scrittore.
Pertanto le dico: si iscriva a Geologia. Vedrà quante metafore le verranno regalate. Non ricordo più cosa sono gli oligocisti: ma quella, mio caro, è letteratura.
L'antisemitismo non è un fenomeno di malvagità politica, troppo lunga è la sua storia per non sospettare che nasconda qualcosa di terribile, una sorta di follia che sempre colpisce chi froda se stesso e mente sul proprio destino.
Il diluvio di giornali, tutti i libri pubblicati anno per anno dagli intellettuali, scivolano sui milioni di uomini dei ceti inferiori come l'acqua sul cuoio unto d'olio.
Un intellettuale è un uomo la cui mente osserva sé stessa.
Il mondo intellettuale si divide in due classi: da una parte i dilettanti, dall'altra i pedanti.
Le cose sarebbero chiarissime se gli intellettuali non le spiegassero.
Gli intellettuali sono divisi su tutto, ma uniti dalla cretineria.
L'intellettuale è un signore che fa rilegare i libri che non ha letto.
La via più sicura per la perdizione intellettuale: abbandonare i problemi reali per i problemi verbali.
Gli intellettuali non risolvono le crisi, ma le creano.
Gli intellettuali sono come la mafia: si uccidono tra di loro.
Il compito degli intellettuali è quello di ricercare la verità in mezzo all'errore.