Gli intellettuali. Questo risibile quinto stato.- Giorgio Manganelli
Gli intellettuali. Questo risibile quinto stato.
La sensazione che provocano le casupole infime, sudice, infette, barcollanti tra rigagnoli e immondizie, è stranamente liberatrice: non c'è alcun tentativo di velare, di nascondere, di eludere la fondamentale sporcizia dell'esistere, la sua qualità escrementizia e torbida.
Io amo i poveri, e soffrirei in un mondo senza poveri; i poveri sono le brioches dell'anima.
L'ebreo è esule: e noi crediamo di non esserlo?
Un lettore professionista è in primo luogo chi sa quali libri non leggere.
Serve a qualcosa il paradiso? o la sua perfezione include l'inutilità?
Le cose sarebbero chiarissime se gli intellettuali non le spiegassero.
L'intellettuale è come il bambino della favola, che rivela all'imperatore la sua nudità.
La via più sicura per la perdizione intellettuale: abbandonare i problemi reali per i problemi verbali.
Comunque agisca, l'intellettuale sbaglia.
L'intellettuale è un signore che fa rilegare i libri che non ha letto.
Il mondo intellettuale si divide in due classi: da una parte i dilettanti, dall'altra i pedanti.
Un intellettuale è un uomo la cui mente osserva sé stessa.
L'intellettuale è uno la cui mente si osserva.
Gli intellettuali sono destinati a sparire con l'avvento dell'Intelligenza Artificiale com'è avvenuto per gli eroi del cinema muto con l'invenzione del sonoro. Siamo tutti dei Buster Keaton.