Gli intellettuali. Questo risibile quinto stato.- Giorgio Manganelli
Gli intellettuali. Questo risibile quinto stato.
Finché c'è al mondo un bimbo che muore di fame, fare letteratura è immorale.
Non credetegli quando dicono che lo scrittore deve adoperare una lingua che tutti devono capire. Non la deve capire nessuno! Figurarsi. Devono leggerla, rileggerla; sennò quale sarebbe la polivalenza linguistica dello scrittore nel tempo?
Le parole usate per servire a qualcosa si vendicano.
L'importante è proporre delle ipotesi. Nessuna attività è più nobile di questa, più degna dell'uomo.
Io amo i poveri, e soffrirei in un mondo senza poveri; i poveri sono le brioches dell'anima.
L'intellettuale è uno la cui mente si osserva.
Gli intellettuali non risolvono le crisi, ma le creano.
Gli intellettuali sono destinati a sparire con l'avvento dell'Intelligenza Artificiale com'è avvenuto per gli eroi del cinema muto con l'invenzione del sonoro. Siamo tutti dei Buster Keaton.
Il mondo intellettuale si divide in due classi: da una parte i dilettanti, dall'altra i pedanti.
La via più sicura per la perdizione intellettuale: abbandonare i problemi reali per i problemi verbali.
Un intellettuale è un uomo la cui mente osserva sé stessa.
Il diluvio di giornali, tutti i libri pubblicati anno per anno dagli intellettuali, scivolano sui milioni di uomini dei ceti inferiori come l'acqua sul cuoio unto d'olio.
L'intellettuale è come il bambino della favola, che rivela all'imperatore la sua nudità.
Il compito degli intellettuali è quello di ricercare la verità in mezzo all'errore.