Finché c'è morte c'è speranza.- Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Finché c'è morte c'è speranza.
Esisteva la gente per la quale obbedire, imitare e soprattutto non far pena a chi stimano di levatura sociale superiore alla loro, è legge suprema di vita: lo snob infatti, è il contrario dell'invidioso.
Per comandare gli altri è necessario saper ingannare se stessi.
L'amore. Certo, l'amore. Fuoco e fiamme per un anno, cenere per trenta.
La facoltà di ingannare se stesso, questo requisito essenziale per chi voglia guidare gli altri.
La morte del corpo non è la fine dello spirito, ma solo una tappa del viaggio, come quando nei tempi andati si cambiava diligenza.
Se temo la morte vuol dire che la vita mi è ancora vicina, disperata più di me.
La vita è una ciliegia La morte il suo nòcciolo L'amore il ciliegio.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Vivi come se dovessi morire domani. Impara come se dovessi vivere per sempre.
Vorrei andare a Limbiate al vecchio cimitero. La morte mi consola sempre. Credo in Dio e sento la sua pace.
Un giorno in più di attesa, uno in meno di speranza. Un giorno in più di silenzio, uno in meno di vita. La morte vaga per i corridoi e il mio compito è di distrarla perché non trovi la tua porta.
E' assai difficile, se non impossibile, trovare un morto con la faccia da stupido. Fra le conseguenze di ogni trapasso, questa la principale.
Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti.
A me la morte fa una gran paura, si lasciano troppi sorrisi, troppe mani, troppi occhi.