Finché c'è morte c'è speranza.- Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Finché c'è morte c'è speranza.
I siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti; la loro vanità è più forte della loro miseria.
Morire per qualche d'uno o per qualche cosa, va bene, è nell'ordine; occorre però sapere o, per lo meno, esser certi che qualcuno sappia per chi o per che si è morti.
Per comandare gli altri è necessario saper ingannare se stessi.
L'amore. Certo, l'amore. Fuoco e fiamme per un anno, cenere per trenta.
Il pensiero più fastidioso e più affliggente che si possa avere, vivendo: quello della morte.
La tradizionale versione apocalittica di una fine del mondo, con i suoi immani cataclismi che investono tutti, è anche rassicurante, perché permette di sovrastare l'angoscia della propria morte con l'immagine di una morte universale, di roghi e diluvi che bruciano e sommergono ogni cosa.
Devi amare la vita, perché la morte è una scocciatura.
Vivere nuoce gravemente alla salute.
La morte è scrutata solo da occhi viventi.
Bisogna morire molte volte per imparare a vivere.
La morte, raggiungila con tutti i tuoi appetiti, e il tuo egoismo e tutti i peccati capitali.
In confronto alla morte, l'amore è una faticosa faccenda infantile, sebbene gli uomini credano più nell'amore che nella morte.
O sei innamorato, o non lo sei. E' come la morte... o sei morto, o non lo sei: non è che uno è troppo morto! Non c'è troppo amore, l'amore è lì, non si può andare oltre un certo limite e quando ci arrivi, a questo limite, è per l'eternità.
Ed è il pensiero della morte che, in fine, aiuta a vivere.