Quando ho più idee degli altri, do agli altri queste idee; se le accettano, questo è comandare.- Italo Calvino
Quando ho più idee degli altri, do agli altri queste idee; se le accettano, questo è comandare.
Scrivere presuppone ogni volta la scelta d'un atteggiamento psicologico, d'un rapporto col mondo, d'un'impostazione di voce, d'un insieme omogeneo di mezzi linguistici e di dati dell'esperienza e di fantasmi dell'immaginazione, insomma di uno stile.
È l'ora in cui le cose perdono la consistenza d'ombra che le ha accompagnate nella notte e riacquistano poco a poco i colori, ma intanto attraversano come un limbo incerto, appena sfiorate e quasi alonate dalla luce: l'ora in cui meno si è sicuri dell'esistenza del mondo.
Così, a cavallo del nostro secchio, ci affacceremo al nuovo millennio, senza sperare di trovarvi nulla di più di quello che saremo capaci di portarvi.
La fantasia è come la marmellata, bisogna che sia spalmata su una solida fetta di pane.
Se infelice è l'innamorato che invoca baci di cui non sa il sapore, mille volte più infelice è chi questo sapore gustò appena e poi gli fu negato.
Dove sono troppi a comandare, nasce la confusione.
Quelli che comandano di più sono quelli che fanno meno rumore.
Non siamo nati per supplicare, ma per comandare.
Chi dice che comandare è meglio che fottere è un gran bugiardo.
Chi comanda ha da dar conto.
Comandare non significa dominare ma compiere un dovere.
Per comandare bisogna riuscire a trovare chi è disposto a ubbidire.
Imparando a essere comandato, imparerai a comandare.
Chi ha a comandare a altri non debba avere troppa discrezione o rispetto nel comandare; non dico che debba essere senza essa, ma la molta è nociva.
È meglio non comandare del non venire obbediti.