La vera schiavitù è la condanna all'astensione.- Italo Svevo
La vera schiavitù è la condanna all'astensione.
È proprio la religione vera quella che non occorre professare ad alta voce per averne il conforto di cui qualche volta - raramente - non si può fare a meno.
Quaggiù quando noi non ci vogliamo male ci amiamo tutti, ma però i nostri vivi desideri accompagnano solo gli affari cui partecipiamo.
Ammetto che per avere la persuasione della salute il mio destino dovette mutare e scaldare il mio organismo con la lotta e soprattutto col trionfo.
A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure.
Uno dei primi effetti della bellezza femminile su di un uomo è quello di levargli l'avarizia.
La libertà non è che una possibilità di essere migliori, mentre la schiavitù è certezza di essere peggiori.
Ogni schiavo reca nella sua mano il potere di sopprimere la sua cattività.
Lo schiavo inizia col chiedere giustizia e finisce col volere portare una corona. A sua volta, deve dominare.
Togliere le catene agli schiavi è facile, ma liberarli è difficile.
Un essere che per natura non appartiene a se stesso ma a un altro, pur essendo uomo, questo è per natura schiavo: e appartiene a un altro chi, pur essendo uomo, è oggetto di proprietà.
Lo schiavo è quello che aspetta qualcuno a liberarlo.
I peggiori sostenitori della schiavitù sono coloro che trattano bene gli schiavi.
Re e preti, nel condannare la dottrina del suicidio, hanno voluto assicurare la durata della nostra schiavitù. Intendono tenerci chiusi in una cella senza uscita, come quello scellerato della Commedia di Dante che fa murare la porta della prigione dove era rinchiuso lo sventurato Ugolino.
Lo schiavo non è chi ha la catena al piede, ma chi non riesce più a immaginare una vita in libertà.