La morte è un'usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare.- Jorge Luis Borges
La morte è un'usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare.
I funzionari di polizia si divertono a parlare in gergo, come i bambini della quinta elementare.
È più facile morire per una religione che viverla assolutamente.
Un buon lettore è raro quanto un bravo scrittore.
Essere immortale è cosa da poco, tutte le creature lo sono, giacché ignorano la morte.
Non c'è piacere più complesso del pensiero.
Ammazzare il tempo nell'attesa che il tempo ci ammazzi.
Ogni sera, quando vado a dormire, muoio. E la mattina dopo, quando mi sveglio, sono rinato.
Il temere la morte altro non è che parere sapienti senza esserlo, cioè a dire credere di sapere ciò che si ignora; poiché nessuno sa se la morte, che l'uomo teme come se conoscesse già che è il maggiore di tutti i mali, non sia invece per essere il più gran bene.
Molte persone muoiono a venticinque anni e non vengono sepolti fino a quando non ne hanno settantacinque.
La morte è questo: la completa uguaglianza degli ineguali.
La nostra vita scaturisce dalla morte degli altri.
Non ho mai capito chi dice la morte è normale, la morte è logica, tutto finisce quindi anch'io finirò. Io ho sempre pensato che la morte è ingiusta, la morte è illogica, e non dovremmo morire dal momento che si nasce.
Qualche volta si scopre che la morte è molto posteriore alla vera morte, come la vita, a sua volta, anteriore alla coscienza della vita.
La morte, la vita, la fama, l'infamia, il dolore, il piacere, la ricchezza, la povertà, tutto ciò tocca ugualmente a buoni e cattivi, non essendo queste cose né belle né brutte; e, dunque, neppure beni o mali.
La morte non è altro che il sonno del bambino che si addormenta sul cuore della mamma. Finalmente la notte dell'esilio sarà tramontata per sempre, ed entreremo nel possesso dell'eredità dei Santi nella luce.