La morte è un'usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare.- Jorge Luis Borges
La morte è un'usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare.
Ogni poesia è misteriosa; nessuno sa interamente cosa gli è stato concesso di scrivere.
Ogni scrittore, ogni uomo deve vedere in tutto ciò che gli accade, ivi compreso lo scacco, l'umiliazione e la sventura, uno strumento, un materiale per la sua arte, da cui deve trarre profitto.
Salutarsi è negare la separazione, è dire: "oggi giochiamo a separarci ma ci vedremo domani".
Ho scritto molto su Dio, ma in fin dei conti non so se credo in Dio. Io non capisco come alcuni facciano ad affermare che Dio sia datore di immortalità, io non riesco a credere in un Dio immortale.
I tratti essenziali di ogni gioco: la simmetria, le leggi arbitrarie, il tedio.
I poeti danno molta importanza alla morte e alle afflizioni esteriori, ma le sole tragedie sono le sconfitte dell'anima e l'unica epopea è l'ascesa trionfante dell'uomo verso la divinità.
Talvolta ci congratuliamo con noi stessi nel momento in cui ci destiamo da un brutto sogno, potrebbe proprio essere così il momento che succede la morte.
La più strana di tutte le stranezze finora da me udite, m'è sembrata quella che l'uomo debba aver paura della morte, sapendo che la morte, un fine necessario e inderogabile, verrà quando verrà.
Si muore talmente meglio quando si crede a qualcosa. Si muore talmente di meno.
Non si può scegliere il modo di morire. E nemmeno il giorno. Si può soltanto decidere come vivere. Ora.
Che cos'è che ci fa così spavento della morte? Quello che ci fa paura, che ci congela davanti a quel momento è l'idea che scomparirà in quell'attimo tutto quello a cui noi siamo tanto attaccati. Prima di tutto il corpo. Del corpo ne abbiamo fatto un'ossessione.
Poche cose sono più facili che vivere male e morire bene.
Quando verrà l'ora di morire non voglio perderne neanche un attimo: si muore una volta sola.
Ma morire è proprio questo - non più sapere che sei morta.
Non c'è spazio per la Morte.