La nostra bontà non è che la nostra cattiveria che dorme.- Jules Renard
La nostra bontà non è che la nostra cattiveria che dorme.
Per aver successo bisogna aggiungere acqua al proprio vino, finché non c'è più vino.
Se da una discussione potesse venir fuori la minima verità, si discuterebbe meno. Niente di più deprimente dell'intendersi: non si ha più nulla da dirsi.
Se il riposo non è un po' ancora lavoro, è subito noia.
Quella letteraria è l'unica professione in cui nessuno ti considera ridicolo se non guadagni del denaro.
Non so se Dio esiste, ma sarebbe meglio, per il suo onore, che non esistesse.
Diventare uomo buono veramente è, bensì, arduo, tetragono di mani, di piedi e di mente, forgiato senza difetto.
Non solo gli uomini, ma anche gli animali nella vecchiaia diventano più buoni.
Bontà divina!
La bontà è un cammino estremamente severo e, nella sua severità, conosce l'urgenza della discrezione. E della forza. Perché la bontà, come l'amore, richiede forza, la grande e immensa forza dello Spirito.
Se si ha intenzione di essere buoni, bisogna fare della bontà una professione, e questa è la più assorbente che vi sia al mondo.
Il malvagio pensa sempre a sé, il buono qualche volta agli altri: il più buono è l'innamorato.
Anche il più grande criminale ha il cinque per cento di bontà.
La fede nella "bontà" dell'umana natura è una di quelle tristi illusioni da cui gli uomini si aspettano che la loro vita risulti abbellita e alleviata, mentre in realtà non provocano che danni.
Ad una persona buona non può capitare nulla di male: né in vita né in morte, le cose che lo riguardano non vengono trascurate dal Dio.
La semplice bontà può ottenere poco contro il potere della natura.