La nostra ricchezza è il disordine, che poi è anche la nostra miseria.- Leo Longanesi
La nostra ricchezza è il disordine, che poi è anche la nostra miseria.
In trattoria. L'avvocato O. finge di non vedermi, ma le sue orecchie mi fissano.
Tutte le rivoluzioni cominciano per strada e finiscono a tavola.
Cercava la rivoluzione e trovò l'agiatezza.
C'è una sola grande moda: la giovinezza.
Alla manutenzione l'Italia preferisce l'inaugurazione.
Sono i deboli e i confusi che venerano le finte semplicità della franchezza brutale.
Mi guardo allo specchio, arrabbiata e delusa. Al diavolo i miei capelli, che non vogliono saperne di stare a posto.
È il momento di fare casino... C-a-s-i-no? Mi dispiace lo faccio!
La vittoria sarà di coloro che avranno saputo provocare il disordine senza amarlo.
Il mio epitaffio potrebbe essere quel passaggio di Sade: mi ostino a vivere perché "Anche da morto io continui a essere la causa di un disordine qualsiasi".
L'amore ci confonde facilmente perché è un continuo fluire tra illusione e sostanza, tra memoria e desiderio, tra appagamento e bisogno.
Non avrebbe mai potuto capirmi, perché a me piacciono troppe cose, e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all'altra finché non precipito. Questa è la notte, e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno, eccetto la mia stessa confusione.
La vera stabilità si ottiene quando l'ordine presunto e il disordine presunto sono bilanciati. Un sistema veramente stabile si aspetta l'inaspettato, è preparato ad essere smantellato, si aspetta di essere trasformato.
Se l'ordine è il piacere della ragione, il disordine è la delizia dell'immaginazione.
Il disordine è la gioia della fantasia.