Un vero giornalista: spiega benissimo quello che non sa.- Leo Longanesi
Un vero giornalista: spiega benissimo quello che non sa.
Tutte le rivoluzioni cominciano per strada e finiscono a tavola.
Una vedova desta sempre fascino, attira. Il povero morto è un ruffiano tremendo.
Un anno passa rapido, un mese mai.
I ricordi si interpretano come i sogni.
La fantasia è la figlia diletta della libertà.
Mai credere né agli specchi né ai giornali.
Questo coso si chiama "giornale". Stronzate, per il novanta per cento. Però è divertente. Per questo lo leggo, perché mi diverte. Tu non me lo lasci leggere. Quindi adesso divertimi con le tue stronzate, forza, raccontami una storia!
I giornali testimoniano ogni giorno come la più seria occupazione degli uomini sia sempre l'uccidere altri uomini.
Io del giornale leggo sempre i necrologi e i cinema. Se è morto qualcuno che conosco vado al funerale. Se no vado al cinema.
Il sostantivo è la testa, il verbo il piede, l'aggettivo sono le mani. I giornalisti scrivono con le mani.
Il giornalismo di qualità non è merce a buon mercato e un'industria che cede gratis i suoi contenuti non fa altro che cannibalizzare la propria capacità di produrre buon giornalismo.
La libertà di stampa è una benedizione quando siamo inclini a scrivere contro gli altri, e una calamità quando ci troviamo ad essere sopraffatti dalla moltitudine dei nostri assalitori.
I giornalisti sono scrittori, come gl'imbianchini sono pittori.
Ritengo una delle fortune della mia vita il fatto di non scrivere per i giornali. Le mie tasche ci rimettono, ma la mia coscienza è soddisfatta.
Stampando una notizia in grandi lettere, la gente pensa che sia indiscutibilmente vera.