Abbiamo l'ambizione di cambiare l'Italia, non di cambiare il governo.- Matteo Renzi
Abbiamo l'ambizione di cambiare l'Italia, non di cambiare il governo.
Qualche certezza resta intatta. Fortunatamente o sfortunatamente, sia chiaro. Per esempio, la certezza che la sinistra italiana riesca a perdere le elezioni.
In politica, chi ha paure perde.
Firenze è stata la città dei guelfi e dei ghibellini. Ma poi i guelfi, tanto per star tranquilli, si divisero pure in bianchi e neri. Io sono un fiorentino vero, non uno che fa il salto della quaglia come Lamberto Dini. Voglio curare Firenze come si merita e non sono in vendita.
Il cambio di governo non oscura i risultati di quello precedente.
Da mesi leggo sui giornali che Renzi vuole il posto di Letta: se avessi ambizioni personali, avrei giocato un'altra partita, non mi sarei messo a candidarmi alla segreteria del Pd.
Nessuno dovrebbe negoziare i propri sogni. I sogni devono essere liberi di scappare e volare alto. Nessun governo, nessuna legislatura, ha il diritto di limitare i tuoi sogni. Non dovresti mai acconsentire ad abbandonare i tuoi sogni.
I governi diventano liberali solo quando vi sono costretti dai cittadini.
Questo non è più un governo del popolo, con il popolo, e per il popolo. È un governo delle corporazioni, con le corporazioni, e per le corporazioni.
Pensiamo davvero che un'educazione dominata dal governo possa produrre cittadini capaci di dominare il proprio governo, come richiede l'educazione di vere persone vigilanti che si autogovernano?
Il tipo di persona che vuole che il governo adotti e faccia rispettare le sue idee è sempre il tipo di uomo le cui idee sono idiote.
Dobbiamo giudicare un paese dalla maggioranza, o dalla minoranza? Dalla maggioranza, sicuramente.
Lo Stato nello scegliere gli uomini che dovranno servirlo non bada alle loro opinioni. Se sono decisi a servirlo fedelmente tanto basta.
Circa il governare non v'ha pur troppo che due partiti veramente savi, o astenersi dal governo, sia pubblico sia privato, o amministrarlo totalmente a vantaggio proprio e non de' governati.
E che serve all'Italia d'aver dei bei porti e delle terre ubertose, quando i suoi governi ad altro non pensano che a far dei soldi per pascere le classi privilegiate, ed obbligar colla forza, coll'astuzia e col tradimento alla miseria ed al disonore le classi laboriose?
La necessità di prendere sul serio i valori sui quali basano la loro fiducia o sfiducia in coloro che li governano è il principio della democrazia, grazie al quale si può influire su coloro che prendono le decisioni.