Malattia e solitudine sono affini. Alla minima malattia, l'uomo si sente ancora più solo di prima.- Otto Weininger
Malattia e solitudine sono affini. Alla minima malattia, l'uomo si sente ancora più solo di prima.
Se so che ho una cosa grave e so che esiste, non mi preoccupo, me ne occupo.
Nella malattia il dolore fine a se stesso non va mai accettato e va contrastato con qualsiasi mezzo. La malattia deve aumentare e non diminuire il rispetto per la libertà, l'autodeterminazione e la personalità dell'individuo.
In qualunque malattia è buon segno se il malato serba lucidità e appetito, cattivo segno se gli accade il contrario.
La malattia è un linguaggio comunicativo, non un ammasso anarchico di cellule impazzite. Succede che il nostro corpo non sia soddisfatto della vita che fa e si lamenta, tenti di opporsi, critica il cervello per le sue scelte.
Non era triste che la maggior parte delle persone si dovesse ammalare per rendersi conto che è bello vivere?
La malattia è il lato notturno della vita.
La maggior parte delle malattie traggono origine da un dispiacere.
La malattia, come ingrandisce le dimensioni di un uomo ai suoi stessi occhi!
Le malattie sono le grandi manovre della morte.
Attorno agli ammalati bisogna essere allegri.