È da ritenere piuttosto fortunato chi può permettersi di morire quando vuole.- Publilio Siro
È da ritenere piuttosto fortunato chi può permettersi di morire quando vuole.
Quando viene assolto un colpevole, è condannato il giudice.
Il piacere e la gloria non vanno mai d'accordo.
Nessuno può essere giudice in una sua causa.
Uccidere uno che dorme è come uccidere un assente.
La pazienza è una vera, segreta ricchezza.
Coloro che decidono per il suicidio sono uomini che hanno perduto la loro immagine, che hanno incontrato uno specchio in frantumi, che non possono più riconoscersi in nulla. Sono stati spogliati della loro stessa immagine.
Uccidersi era una buona soluzione nelle epoche in cui il suicidio era rispettato in quanto protesta o ammissione di sconfitta. Oggi non significa niente. Ci si ammazza per disturbi nervosi o per difficoltà finanziarie.
Si chiama suicidio ogni morte che risulti mediatamente o immediatamente da un atto positivo o negativo compiuto dalla vittima stessa.
Non manca mai a nessuno una buona ragione per uccidersi.
Il maggiore torto del suicida è non d'uccidersi, ma di pensarci e non farlo. Niente è più abbietto dello stato di disintegrazione morale cui porta l'idea, l'abitudine dell'idea del suicidio.
Il morire per fuggire la povertà o l'amore o una sofferenza qualsiasi non è da uomo coraggioso, ma piuttosto da vile: è una debolezza quella di fuggire i travagli, e chi in tal caso affronta la morte non lo fa perché è bello, ma per fuggire un male.
Non importa morire presto o tardi, ma morire bene o male; morire bene significa sfuggire al pericolo di vivere male.
Se non avessi il senso dell'umorismo mi sarei suicidato molto tempo fa.
Abbiamo perduto l'arte di suicidarci a sangue freddo.
Viene un momento in cui qualcosa si spezza dentro, e non si ha più né energia né volontà. Dicono che bisogna vivere, ma vivere è un problema che alla lunga conduce al suicidio.