Il sapiente che non è in grado di giovare a se stesso, inutilmente sa.- Quinto Ennio
Il sapiente che non è in grado di giovare a se stesso, inutilmente sa.
Odiamo chi ci incute timore; ciascuno desidera con ardore che coloro che odia crepino.
Non chiedo oro per me, non voglio compensi da voi; non come mercanti di guerra, ma come guerrieri, col ferro non con l'oro decideremo della nostra vita e della vostra.
La potenza romana poggia sui costumi e gli uomini antichi.
Detto fatto: così agisce il tuo uomo di valore.
È sapiente invano il sapiente che non sa giovare a sé stesso.
Cos'è proprio del sapiente? quando può nuocere, non volerlo.
Il retto pensiero è la massima virtù e la sapienza è dire e far cose vere ascoltando e seguendo l'intima natura delle cose.
In antico chi ben praticava il Tao con esso non rendeva perspicace il popolo, ma con esso si sforzava di renderlo ottuso: il popolo con difficoltà si governa poiché la sua sapienza è troppa.
La sapienza procura a chi la coltiva il godimento dei veri beni; essa sola dovrebb'essere lo scopo de' nostri voti, ma le passioni la contrariano, i vìzi la maltrattano, e tutti gli aditi le sono chiusi.
La sapienza è figlia dell'esperienza.
La sapienza ha dunque tre dimore: la prima inedificata, eterna, perché è essa stessa la sede dell'eternità; la seconda, sua primogenita, è questo mondo visibile; la terza, sua secondogenita, è l'anima dell'uomo.
La vecchiaia è la sede della sapienza della vita.
Un uomo, se possiede la vera sapienza, sa godere dell'intero spettacolo del mondo da una sedia, senza saper leggere, senza parlare con nessuno, solo con l'uso dei sensi e con l'anima che non sappia essere triste.
Vi sono scorciatoie por giungere alla scienza; non vi sono per giungere alla sapienza.